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Pavia – Rondò Vincenzo Brunacci

RONDO' VINCENZO BRUNACCI
PAVIA 2017
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​Finalmente posso confermare il nullaosta della Prefettura alla delibera del Comune di Pavia di denominare un'area cittadina all'emerito prof. Vincenzo Brunacci nato nel 1768 a Firenze e deceduto a Pavia nel 1818.
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L'ufficio Statistica e Toponomastica del Comune di Pavia ieri, 7/9/2017, mi ha inviato la seguente comunicazione:
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Buongiorno, con piacere la informo che il parere richiesto alla Prefettura, circa la denominazione del Toponimo dedicato a Vincenzo Brunacci, ha avuto il nulla osta.
Comune di Pavia Ufficio Statistica-Toponomastica
".
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Nel 2018. ovvero il prossimo anno, ricorreranno, quindi, i 250 anni dalla nascita dell'illustre matematico-geometra e, contemporaneamente, anche i 200 anni dal suo decesso.
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Per leggere la delibera, cliccare su:
DELIBERA COMUNALE DEL 30 MARZO 2017.
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Per vedere la posizione del "Rondò Vincenzo Brunacci, che si trova nella zona "istituti universitari", cliccare su: TAVOLA RONDO'.
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In attesa che anche il Comune di Firenze approvi una simile delibera in ricordo del suo illustre cittadino, ci metteremo subito in contatto con l'Uni di Pavia per conoscere le iniziative che, speriamo, verranno prese nel 2018 in suo ricordo, per subito comunicarle qui di seguito.
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PRO MEMORIA
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Leggiamo nel sito dell'Università di Pavia:
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Storia della matematica nell'Università di Pavia

Lo studio della matematica ha una lunga e illustre tradizione nell'Università di Pavia. Nei primi secoli di vita dell'ateneo, fino alla riforme teresiane e giuseppine del 1771-1786, la matematica vi ha un ruolo tutto sommato secondario e limitato al curriculum "filosofico" propedeutico agli studi superiori di Teologia, Giurisprudenza e Medicina. In questo periodo emergono solo alcune figure isolate, come quella di Gerolamo Saccheri, professore a Pavia dal 1699 al 1733, logico e precursore delle geometrie non euclidee. Va ricordato anche che Gerolamo Cardano, uno dei massimi matematici del Rinascimento, insegnò medicina a Pavia a più riprese tra il 1536 e il 1562; non risulta però che vi abbia insegnato anche matematica.

Le cose cambiano con la riforma e in particolare dal 1786, quando gli studi di ingegneria e architettura in Lombardia vengono concentrati a Pavia. Questo rende necessario un notevole potenziamento degli insegnamenti di matematica. E infatti nello stesso 1786 a Gregorio Fontana, che era succeduto nel 1768 a Ruggero Boscovich su quella che era allora la sola cattedra di matematica dell'ateneo, si affianca Lorenzo Mascheroni. Poco dopo, sul finire del XVIII secolo, si verifica un momento di crisi per l'Università di Pavia a causa delle turbolenze politiche che vedono impegnati con un ruolo attivo sia Fontana che Mascheroni. La crisi della matematica è aggravata dalla scomparsa sia di Mascheroni, nel 1800, che di Fontana nel 1803.

È con Vincenzo Brunacci, professore a Pavia dal 1801 alla sua morte nel 1818, che comincia a delinearsi una vera scuola matematica pavese. Dalla scuola di Brunacci escono tra gli altri Gabrio Piola, Ottaviano Mossotti ed Antonio Bordoni. Quest'ultimo, professore di matematica a Pavia dal 1816 al 1852, succede a Brunacci. Sotto la sua guida si formano numerosi matematici importanti, tra i quali vanno ricordati Gaspare Mainardi e Delfino Codazzi – professori a Pavia rispettivamente dal 1840 al 1863 e dal 1865 al 1873 – e soprattutto Francesco Brioschi, che affianca Bordoni come professore a Pavia dal 1850 al 1861. Sotto la guida di Bordoni e Brioschi si formano a Pavia Luigi Cremona, Felice Casorati e Eugenio Beltrami, che insieme a Brioschi vanno annoverati tra i massimi matematici italiani del XIX secolo. Dall’epoca di Bordoni fin quasi alla fine del secolo Pavia, insieme a Pisa, può essere considerata il più importante centro italiano di ricerca matematica e il principale punto di contatto tra la matematica italiana e quella del resto d’Europa, grazie anche a due viaggi di studio: quello intrapreso nel 1858 da Brioschi, Casorati e dal matematico pisano Enrico Betti a Berlino, Göttingen e Parigi, le sedi più prestigiose per gli studi matematici; quello di Casorati a Berlino e Dresda nel 1864.

L'unità d'Italia segna un altro momento di grave crisi per la matematica pavese. A seguito della legge Casati cessano sostanzialmente a Pavia gli studi di ingegneria, e l'istituzione dell'Istituto Tecnico Superiore (poi Politecnico) di Milano causa gravi perdite di studenti, docenti ed attrezzature. In questo periodo la continuità della tradizione matematica dell'Università di Pavia è affidata soprattutto a Casorati, che nell'ateneo stesso è professore dal 1857 al 1890, anno della morte. L'isolamento scientifico che Casorati vive a Pavia, che egli a più riprese lamenta nella sua corrispondenza, viene rotto nel 1875 quando viene chiamato a Pavia da Roma Eugenio Beltrami. Nello stesso anno inizia la sua attività la Scuola Normale o scuola di magistero, concepita inizialmente sul modello pisano, che rimarrà vitale fino all'inizio del XX secolo e alla quale i matematici pavesi partecipano attivamente. Pochi anni dopo, nel 1880, viene chiamato a Pavia un altro matematico illustre, Eugenio Bertini, e inizia quello che può essere considerato il "decennio d'oro" della matematica pavese. In questo periodo, su iniziativa di Bertini, viene costituita la Biblioteca Matematica: pensata dapprima come supporto agli studenti della Scuola Normale, può essere considerata il nucleo iniziale del futuro Istituto, e poi Dipartimento, di Matematica. Durante questo periodo inizia la positiva tradizione di inviare all'estero per un periodo di perfezionamento i migliori studenti laureati a Pavia, grazie a borse di studio erogate dal Ministero dell'Istruzione pubblica.

La morte prematura di Casorati, nel 1890, pone fine bruscamente a questo momento felice. Nel giro di soli due anni prima Beltrami, poi Bertini, lasciano Pavia, rispettivamente per Roma e Pisa. Tuttavia la tradizione matematica di Pavia non si interrompe, grazie anche alla presenza della Scuola Normale che prevedeva per statuto la figura di un docente interno per le matematiche, ruolo che veniva ricoperto da giovani promettenti che, in attesa di un concorso a cattedre, vedevano nell’incarico presso la Scuola una valida alternativa all’insegnamento nelle scuole secondarie. Tra gli studiosi che ricoprono questo ruolo per un periodo più o meno lungo ricordiamo: Giacinto Morera, Tullio Levi-Civita, Tito Camillo Cazzaniga, Orazio Tedone, Roberto Bonola. Sulla cattedra che era stata di Casorati vengono chiamati prima Ernesto Pascal, professore a Pavia dal 1890 al 1907, poi Giulio Vivanti (1907-1924), entrambi analisti di valore. Carlo Somigliana (1892-1904) succede a Beltrami sulla cattedra di Fisica Matematica. Per quanto riguarda la geometria vanno ricordati soprattutto Luigi Berzolari, professore a Pavia dal 1899 al 1935, e Luigi Brusotti (1931-1947).

Nel secondo dopoguerra danno nuovo slancio alla matematica pavese numerosi matematici, tra i quali possiamo ricordare Silvio Cinquini (professore a Pavia dal 1938 al 1976), Maria Cibrario (1950-1975), Vittorio Emanuele Galafassi (1953-1964), Enrico Magenes (1959-1993). A quest’ultimo si deve la creazione del Laboratorio (poi Istituto) di Analisi Numerica del CNR, ora IMATI.