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1819, l’Imperatore d’Austria visita Roma

1819
L’Imperatore d’Austria visita Roma
Da questo racconto dell’Artaud, che fu testimone oculare dell’avvenimento, si possono estrapolare non solo dei fatti storici molto interessanti, ma anche dei comportamenti “anomali”.
L’Artaud era stato rinominato, con sua grande soddisfazione, Primo Segretario d’Ambasciata francese in Roma, dove vi arrivò in aprile, trovando il Cardinale, ora sessantaduenne, in fibrillazione.
L’11 febbraio il Cardinale aveva ricevuto comunicazione dal Governo austriaco che l’Imperatore Francesco I desiderava recarsi a Roma ed a Napoli, dove viveva la figlia Carolina. Fino a Roma l’Imperatore sarebbe stato accompagnato dall’altra figlia Maria Luigia, cioè dall’ancora moglie di Napoleone, il quale si trovava a Sant’Elena.
In realtà Maria Luigia poi preferì non entrare a Roma, dove vi erano tutti i suoi parenti della famiglia Bonaparte, portandosi direttamente a Napoli.
In quel periodo si trovavano a Roma la Madre di Napoleone, il Fesch e Paolina.
Può sembrare strano leggere che “la Famiglia Buonaparte, ricoverata presso la Santa Sede, esternava qualche gioia nel prossimo arrivo dell’Imperatore Francesco I”.
E fa forse anche una certa impressione leggere anche che “Il Principe di Canino (ovvero il fratello di Napoleone) e la Principessa Borghese (ovvero la sorella preferita di Napoleone) scrissero al Principe di Metternich per esprimergli il desiderio che avevano di vederlo. L’Imperatore dichiarò che potevano venire alla sua udienza coi Principi e colle Principesse”.
Non è che il Papa ed il Cardinale in questa occasione siano stati da meno.
Nel Concistoro del 4 giugno, presente l’Imperatore, il Papa conferì il Cardinalato all’Arciduca Rodolfo, fratello dello stesso Imperatore.
Anche il Cardinale, nonostante i suoi numerosi “acciacchi”, dovuti a varie malattie ed alla vecchiaia, non ci pensò due volte “a recarsi di persona a Perugia, dove si trovava l’Arciduchessa Carolina, improvvisamente caduta malata, “a fine di vegliare, perché le più sollecite cure fossero prodigalizzate alla Principessa”.
La visita a Roma dell’Imperatore risultò molto dispendiosa per le casse del Vaticano, ma diede molte soddisfazioni sia al Cardinale che alla Città di Roma.
Le due feste che il Cardinale diede in suo onore, una in Vaticano e l’altra in Campidoglio ebbero un grandissimo successo.
L’Imperatore fu accolto dal Cardinale a Ponte Mollo, oggi Ponte Milvio.
Sua Maestà fu ricevuta a Ponte-Mollo sotto un padiglione elegantemente decorato, e fu ivi complimentato dal Cardinal Consalvi. Là, unitamente a tutto il suo corteggio, l’Imperatore montò in una delle carrozze del Papa, e fece il suo ingresso in Roma per la celebre Porta del Popolo e discese al Palazzo di Monte-Cavallo (Quirinale)”.
L’impegno del Cardinale era totale: “il giovedì ed il venerdì santo, l’Imperatore, l’Imperatrice, i Principi e le Principesse pranzarono al Vaticano, negli appartamenti del Segretario di Stato”.
La domenica sera seguente l’Imperatore “assistè alla illuminazione e alla celebre girandola del Castel S. Angelo”.
Il 20 aprile si replica con “la più grande, la più magnifica, la più sontuosa festa che dovea darsi in Campidoglio. I capolavori che arricchiscono il Museo furono bellamente disposti per decorare l’interno degli appartamenti. Lo sfarzo, la magnificenza, il buon ordine della festa vennero da tutti ammirati.
L’Artaud ci dà altri particolari.
L’Imperatore assiste “ad un bellissimo fuoco artifiziale sulla grande piazza” e da qui “fu condotto nella Sala Senatoriale in cui si eseguì una cantata in onore di Sua Maestà”.
Interessante è che l’Imperatore e gli altri Altolocati Ospiti raggiungono “la sala della cena nel mezzo del Palazzo dei Conservatori, passando sovra un ponte appositamente costruito”.
Si legge poi che “diverse tavole per mille persone erano state disposte in altre sale” e qui l’Artaud si lascia un po’ andare nei confronti degli Inglesi: “ma l’affluenza de’ forestieri, particolarmente Inglesi, era sì grande, che fu impossibile il mantenere un certo quale ordine nella distribuzione dei posti”.
Finita la festa “le Maestà Imperiali si ritirarono, testimoniando al Cardinale Consalvi la piena loro soddisfazione delle sue cure e della splendita festa loro stata offerta”.
E’ facile immaginare il Cardinale e la Duchessa di Devonshire, che, soddisfattissimi, lasciano di soppiatto la festa ancora in corso, per trovare un po’ di pace, recandosi a piedi nel loro (non segreto) ritrovo, vicino all’Anfiteatro Marcello.
Qui il Cardinale aveva un giardino dove amava estraniarsi, coltivando tantissime specie di piante e di fiori. L’Anagrafe di Roma dovrebbe essere l’esatto luogo dove si trovava questo giardino.
L’Imperatore, dopo essere andato a Napoli e tornato per il 4 giugno in occasione del cardinalato del fratello, lasciò poi definitivamente Roma l’11 giugno.
In tutto questo periodo il Cardinale fu un perfetto padrone di casa.
Un padrone di casa che teneva soprattutto all’immagine di Roma, che lui tanto amava, come lo fa risaltare lo stesso Artaud, quando racconta degli innumerevoli regali che l’Imperatore fece alle varie personalità romane, ma che invece, per quanto riguardava il Cardinale, “siccome egli era sempre modesto e disenteressato, non sapevasi positivamente, se non dopo molto tempo, quello ch’egli aveva ricevuto dalle Corti: e spesso rifiutava i doni in uso”.