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1788, i debiti del fratello Andrea

1788
ANDREA CONSALVI ed i continui … suoi debiti
Apriamo un attimo una finestra con almeno una dicharazione “positiva” su questo periodo. Al contrario del Silvagni, il Goethe, tornato in Germania nel 1788, dichiara:
Posso dire che solo a Roma ho sentito cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato ad uno stato d’animo così elevato, né a una tale felicità”.
Sempre nel 1788, tra le “carte private” del Cardinale, ho trovato un “curioso” contratto tra i due fratelli con tanto di testimoni. Andrea chiede al fratello di farsi carico di un suo debito, ed il fratello, allora Direttore del S. Michele, non solo acconsente in cambio di una metà di una loro proprietà condivisa, ma lo esenta anche dal pagamento della differenza. Il tutto per iscritto ed in forma molto pomposa.
Si tratta di uno strano comportamento. In principio sono rimasto un po’ deluso del comportamento del Cardinale. Infatti il contratto dà l’impressione che Ercole non si fidasse  molto di Andrea, ma poi ho scoperto il perché. Il timore era comprensibilissimo: Andrea spendeva più delle sue entrate ed i parenti dovevano poi in qualche modo rimediare.
Riporto, intanto, qui di seguito tale accordo, scritto in bellissima calligrafia, ma anche con molte abbreviazioni difficili da interpretare.
A titolo di informazione, ricordo che il canonico Don Alberto Persiani, di cui si parla nel contratto come creditore di Andrea, era l’Amministratore di Casa Consalvi dei Beni di Toscanella. Alberto Persiani era quel ragazzo, figlio del fattore, che Gregorio Brunacci-Consalvi e la moglie Maria Angela Perti crebbero come un figlio.
Nel Nome di Dio Amen.
Per la pnte (?) da valere sarà noto. Qualmente essendo, che l’Ill.mo Sig. Marchese Andrea Consalvi fosse legitimo Debitore del Sig. Don Alberto Persiani, nella Somma di MilleCentoquindici scudi, per tante spese, e somministrazioni in Denaro fatte a lui medesimo ed in di lui servizio, come risulta da un Conto di più Anni sottosto, ed approvato dal Sig. Marchese Andrea, al quale
Sia ancora, che Don Persiani ne abbia domandato il rimborso al Sig. Marchese quale per non esser comodo a farlo, per ora abbia pregato Mons. Ill.mo Ercole Consalvi suo Fratello a dargli mano per una tal soddisfazione di Debito.
Sia parimente che Mons. Consalvi abbia benignamente condisceso alla Domanda, e siasi perciò egli stesso chiamato debitore per tutta la sua intiera Somma essendosela addossata, in seguela di chè esso Sig. Marchese Andrea abbia ceduto in suo luogo per debitore al Sig. Persiani il predetto Mons. Ercole, quale abbia fatta una dichiarazione a favore del Sig. Persiani per l’intiera somma sua con facoltà di rivalersene nei Conti contro Mons. Consalvi.
Sia altresì, che in seguela della Cessione e respettivo accollamento abbia il Sig. Persiani fatta Riceuta e quitanza per detta Somma a detto Signor Marchese Andrea, come da riceuta consegnata allo stesso Sig. Marchese alla … finalmente, che esso Sig. Marchese abbia fatti vari progetti a Mons. Ercole, perché possa rimaner soddisfatto del suo credito.
Quindi è che, avendo esso Sig. Marchese Andrea offerto in Conto del suddetto suo debito la Cessione, e renunzia di metà di un Officio Vacabile del Gilio, che esso gode, ed a se stesso liberamente spetta insieme con il Mons. Ercole, Padrone dell’altra metà, come alla supplica, o sia Patente di detto Vacabile, alla quale pertanto il medesimo Sig. Marchese Andrea sin da adesso cede vende, e trasferisce in proprietà, e libero Dominio, tanta la sorte, che i Frutti del Corrente … cominciando della sua metà del Vacabile del Giglio a favore di Mons. Ercole per il prezzo, e nome di prezzo di CinquecentoDieciotto scudi, esso, Monsignor Ercole, riceve, e dichiara riceverli in Conto delli sudetti 415 scudi, residuando così il debito del Sig. Marchese Andrea in soli 597 scudi, e in forza della suddetta vendita, e Cessione della metà del Vacabile, percui promette esso Sig. Marchese Andrea di prestare, qualunque Consesso, e fare qualunque atto publico, perché la suddetta vendita abbia il suo pieno effetto, e la metà di Vacabile resti trasferita a favore ed in pieno, e libero dominio di Sorte, e frutti, a Mons. Ercole Consalvi senza alcuna Eccezione, o riserva, perché così per patto.
Avendo poi esso, Mons. Ercole Consalvi, considerato che di grave Incomodo, e dispendio riuscirebbe al Sig. Marchese Andrea il pagamento di detti residuali Scudi CinquecentoNovantasette, e così usando della sua solita e connaturale generosità, verso il suo Sig. Marchese Fratello, per dimostrare al medesimo i tratti benigni del suo Fraterno Amore, e condiscendenza, e per mantenere sempre più la tanto desiderabile fraterna unione fra loro, a donato, e dona al Sig. Marchese Andrea, la Somma suddetta e per la Somma di 597 scudi benignamente lo assolve, e libera da ulteriore pagamento, o resterizione, facendo quest’atto anche a titolo di donazione inter vivos, ed in ogni altro miglior modo rinunziando alla speranza di più averli perché così, e per osservanza delle cose suddette contenute nella pnte (?) Apoca, Ambe le Parti, ciascuna per le sue respettive obbligazioni si obligano nella più ampla forma della ……. colle solite Clausole e rinuncie in Fede.
Roma, questo dì 15 Aprile 1788
Io Ercole Consalvi prometto, e mi obbligo a quanto sopra.
Io Andrea Consalvi prometto, e mi obbligo quanto sopra.
Io Don Alberto Persiani fui Testimone.
Io Nicola Brunati fui testimonio a V. S. M.me
La spiegazione di questo “strano” contratto ho preferito metterla in (A13), perché ricopre un arco di tempo molto vasto, che arriva fino al 1796, anno in cui muore la loro madre. Si tratta di altra documentazione fatta cercare dal sottoscritto e trovata nel Fondo Carandini a Modena.