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338 a.C. – Nomentum diviene Municipio Romano

338 a.Cr.
Nomentum diviene Municipio romano
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Nomentum fece parte della lega delle città latine sconfitte da Roma nella battaglia del Lago Regillo e fu definitivamente sottomessa da Roma nel 338 a.C., divenendo municipio romano.
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Il prof. Corrado Pala così scrive di Nomentum nel suo FORMA ITALIAE:
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DA:
Unione Accademica Nazionale
Istituto di Topografia antica dell’Università di Roma
FORMA ITALIAE
Regio I – Volumen XII
Prof. Corrado Pala
NOMENTUM
Lavoro eseguito e pubblicato 
con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
De Luca Editore, Roma
Notizie storiche
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Le scarse fonti antiche su Nomentum prendono in considerazione anzitutto la sua origine etnica.
Nomentum era in posizione periferica rispetto al Latium Vetus, al di là dell’Aniene, comunemente considerato il confine tra Lazio e Sabina, e poiché si fuse intimamente con la vita di Roma, gli autori sono incerti sulla sua attribuzione al gruppo etnico sabino o latino.
Dionigi afferma che Nomentum era una colonia albana in suolo sabino, fondata contemporaneamente a Fidene e Crustumerium.
Strabone la considera una “piccola città al confine meridionale della Sabina”, non determinando se al suo interno o al suo esterno. Tuttavia, poiché Eretum viene specificatamente definita sabina, è probabile che Strabone ritenesse Nomentum latina o almeno fosse in dubbio su tale problema.
Livio lascia nel dubbio la questione; citando Nomentum fra le città espugnate da Tarquinio Prisco, non specifica il loro ethnos, definendole città “degli antichi latini o dei popoli passati dalla loro parte”; fra questi ultimi potevano essere compresi anche i Sabini.
Virgilio considera Nomentum città fondata dagli Albani, quindi latina di origine; in seguito, però, la enumera tra gli oppida dei Sabini.
Tolomeo la ascrive al Lazio insieme a Fidene.
Plinio riferisce i Nomentani alla I regione augustea (Latium e Campania), ma poi li include nella IV (Sabini e Samnium).
Sembra pertanto più probabile l’appartenenza al nomen latino. Nonostante questo, il territorio fu quasi sicuramente incluso nella regione IV.
Oltre l’origine etnica della città, le fonti ci forniscono le linee fondamentali della sua storia .
Secondo Dionigi Nomentum fu sottomessa da Tarquinio Prisco e aderì alla lega della città latine, formatasi intorno al 500, che venne sconfitta nella battaglia del lago Regillo verso il 494.
Intorno al 435-34 non partecipò alla rivolta etrusca contro Roma se Livio afferma che i Fidenti ed i Veienti vennero sconfitti dai Romani non lontano da Nomentum.
Ribellatisi di nuovo con altre città latine, venne definitivamente assoggettata dai Romani sotto il consolato di L. Furio Camillo e C. Menio (338 a.Cr.).
Livio riferisce anche la concessione della cittadinanza optimo jure, in quell’occasione, e la formazione di un comune culto religioso a sfondo politico.
Da allora Nomentum fu municipio romano. Sommo magistrato era il dictator.
Cornelio Nipote ricorda un podere di Attico nel Nomentano.
Strabone nomina la sorgente sulfurea delle Aquae labanae.
Ovidio narra un suo passaggio a Nomentum ed il fortuito incontro con una processione religiosa.
Plinio e Columella esaltano la produzione vinicola dell’agro nomentano.
Marziale infine, in numerosi epigrammi, riassume le lodi sulla campagna di Nomentum.
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Cari professori, non è questo un ottimo argomento di studio per unire le tante diverse comunità che oggi vivono a Mentana?

Aggiungo una divertentissima lettera scritta da Giovenale al suo “ricchissimo” amico Sparto. In questa lettera, Giovenale si lamenta dei fastidiosi rumori che a Roma gli impediscono sia di dormire che di scrivere, per cui preferisce ritirarsi nella sua casa di campagna di Nomento.
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Decimo Giunio Giovenale (Decimus Iunius Iuvenalis, Aquino, tra il 55 e il 60 – Roma, dopo il 127), poeta e retore romano. Lettera all’amico Sparso.
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A Roma che mai posso fare? Non so raccontare menzogne, non so chiedere oppure elogiare un libro se è brutto, ignoro gli oroscopi, non posso e non voglio promettere la morte del padre, non so consultare le viscere delle rane, non porto i messaggi e i regali dell’amante a mia moglie, ma gli altri lo fanno; non offro il mio aiuto a chi ruba, perciò io cammino da solo come fossi uno storpio, un inutile corpo con la destra perduta. Chi si apprezza oggigiorno, se non come complice, o se il cuore in fermento non gli arde di occulte vergogne? Perché al mio campicello di Nomento io vado spesso, al focolare della mia casuccia, chiedi? Per un povero, a Roma non c’è posto né per pensare, né per dormire. T’ammazzano i maestri elementari la mattina, di notte i panettieri e tutto il giorno il martellare dei ramai. Qui c’è un cambiavalute perditempo che col mucchio di monete neroníane tamburella sulla sporca panca; qui l’orafo di pepite spagnole col martelletto lustro picchia il sasso battuto, poi c’è la massa in delirio di Bellona e il naufrago, col bendato petto che si racconta; il Giudeo che col latte impara a mendicare e il venditore guercio di zolfanelli. Chi può calcolare i guasti al pigro sonno? Chi dirà quante mani martellano sul bronzo quando la luna è mangiata, ferita da trottola di strega? Tu non le puoi sapere queste cose, Sparso: tu, raffinato, nel regno di Petilio con la tua casa comoda che ha il panorama delle vette, con la tua campagna in città, e il vignaiolo cittadino – sul colle falerno non c’è più generoso autunno dentro il portone hai un passeggio largo da carrozza e tu profondamente dormi in pace che nessuna chiacchiera ferisce. Il sole t’entra, ma dalle tendine. Noi ci sveglia la brigata che sghignazza per la strada. Roma ce l’ho sotto il letto, io. Quando non ne posso più e voglio un po’ di sonno, vado alla campagna.

Anche SENECA aveva una villa a Nomentum.

In una sua lettera a Lucilio, SENECA così scrive:
"Nella mia villa di Nomento ho cercato scampo, cosa credi? dalla città? No, da una febbre insidiosa che si era impadronita di me. Il medico, dai battiti del polso alterati e irregolari, tanto da turbare le normali funzioni, diagnosticava l’inizio di una malattia. Ho dato, perciò ordine di preparare subito la carrozza; e, nonostante l’opposizione di Paolina, mi sono ostinato a partire."
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Nel "DIZIONARIO D’OGNI MITOLOGIA E ANTICHITA’
INCOMINCIATO DA GIROLAMO POZZOLI,
CONTINUATO ED AMPLIATO DAL PROF. FELICE ROMANI
E DAL DR. ANTONIO PERACCHI
VOLUME IV, MILANO, PRESSO BATELLI E FANFANI, TIPOGRAFI E CALCOGRAFI
1823", leggiamo:
"Nomentano", soprannome dato a L. Cassio, che era nato a Nomentum, città d’Italia nel paese dei Sabini. Se dobbiamo prestar fede ad Orazio ( 1. sat. 1 , v. ‘102 ), "nomentano" era un uomo dedito alla mollezza ed ai piaceri."
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Chi sarà mai questo "L. Cassio"?