Della Frammassoneria (1° parte)
 DELLA FRAMMASSONERIA
(Estratto degli Annali Cattolici)
di Cesare BRUNACCI
I
Per quanto la Frammassoneria abbia voluto darsi l’aria di accogliere l’Enciclica del 25 settembre 1865, col beffardo sogghigno dello sprezzo, non ha potuto però a meno di non mostrare, per mezzo dei suoi pur troppo numerosi giornali, una rabbia impotente ed un inutile dispetto. Non contenta a questo, atteggiandosi a vittima innocente della calunnia, ha fatto dalle logge pubblicamente rispondere al solenne atto Pontificio; e tra queste la Lionese, una delle più antiche, è l’unica che sul serio abbia osato dar la mentita al Sommo Pontefice, e dire che la Massoneria alla fine altro non è che un’istituzione, la quale unicamente anela al bene della umanità, e ad incamminarla a gran passi nelle vie del progresso.
Sebbene altri prima di noi abbia in cotesto periodico (Anno II, fasc. 12, pag. 363) parlato di questa setta, tuttavia non crediamo inutile tornare di bel nuovo sull’argomento, e mostrare con documenti tratti dalle opere e dai discorsi degli stessi Frammassoni, che la loggia di Lione mente, e ciò vogliam fare, non per convincere i cattolici della giustizia della condanna Pontificia, chè essi non han bisogno di ciò per sottomettersi alla medesima ed approvarla, bastando la parola del Papa; e neppure pei caporioni della setta: ma bensì per quei moltissimi, specialmente giovani, che illusi dalle fallaci apparenze e non ancora del tutto guasti di cuore ed accecati di mente, o fossero miseramente caduti nei lacci di questa setta malvagia, o fossero per cadervi.
A raggiungere l’intento che ci siamo prefissi verremo esponendo brevemente la storia, la dottrina e lo scopo della Frammassoneria appoggiati a documenti di grandissima autorità per gli stessi frammasoni, e dai quali si parrà chiaro a qual bene e a qual progresso aneli questa setta malvagia.
Erano quasi cessate in Europa le desolatrici irruzioni dei barbari, che spinti dal demone della distruzione, l’aveano corsa per ogni banda, mettendola a ferro ed a fuoco e spargendo ovunque la desolazione e la morte. Però grandissima parte delle belle e ricche abazie, e cattedrali edificate dalla pietà e munificenza dei popoli e dei re; le munite castella della nobiltà; i villaggi, i ponti, le strade costruite a vantaggio delle popolazioni, giacevan tuttora diroccate, smantellate, distrutte.
Nell’universale conquasso Iddio fe’ sorgere quegli uomini divini, quei monaci, quei frati tanto oggidì sprezzati da coloro che si dan vanto di civiltà e di sapere, i quali adottata la Regola del grande italiano S.Benedetto, si sparsero ovunque a diboscar terre, alveare fiumi, erigere monisteri donde spargendo sui foresti e rozzi abitatori delle contrade da essi occupate i lumi della cattolica religione, veniano educandoli a più miti costumi e al viver civile. Uno di codesti santi uomini, Piero, detto l’eremita, spinto dalla pietà sua, era ito a venerare il S.Sepolcro, e commosso agli inenarrabili patimenti dei cristiani di oriente, e allo strazio miserando che del venerato Sepolcro andava facendo il feroce Mussulmano; infocato dalla carità di Cristo si die’ a percorrere le contrade di Europa, eccitando con caldi ed eloquenti sermoni, la viva fede di quelle genti che abbandonata ogni cosa, all’entusiastico grido – Dio lo vuole – traevano numerose e fidenti alla santa impresa.
Ma la Chiesa, madre affettuosa e provvida, vedendo che i popoli passavano in Terra Santa pel pio desiderio di lucrare le numerose indulgenze concesse ai Crociati, e considerando d’altra parte il gran male che alla società europea potea venire se tutti i primarii, seguendo quell’impulso, avessero abbandonate le natie contrade, indulse perdonanza di colpa e pena per tutti quelli che restandosi nelle loro case avessero fatte le opere ingiunte, tra le quali con sapientissimo e benefico consiglio degno di eterna gratitudine per ogni cuore gentile, impose quelle di offrire alcun libro alle biblioteche dei monisteri, e in modo particolare di ricostruire chiese, abazie, ospedali, ponti, strade, ecc. ecc. Non è a dire se quei popoli animati com’erano da una fede ardente ed operosa e pieni di riconoscenza verso Iddio che, per mezzo della sua Chiesa, li avea chiamati a far parte del popolo eletto, rispondessero con pronto animo all’appello del Capo augusto di lor religione. In un attimo sè e le cose loro offrirono. Nobilissima gara si destò nelle genti Europee che con forte operosità, produttrice di virtù, costituitesi in corporazioni dettero mano e condussero a compimento quei maestosi monumenti, quelle superbe basiliche che destano la nostra ammirazione e la desteranno agli avvenire.
Queste corporazioni presero il nome di Confraternite dei muratori (o, come francescamente si dice, Massoni) di S.Giovanni. Il capo di tutte si chiamava Gran Maestro dei Massoni; il reggitore di ciascuna di esse Maestro; gli operai Massoni; i fattorini Apprendisti o Iniziati. I grandi capannati di legno eretti intorno alle chiese che fabbricavano, erano dette Loggie. Pare che la prima di queste Confraternite venisse eretta a Chartres, in Francia, affine di edificarvi la grandiosa cattedrale; poi si sparsero man mano nell’Inghilterra e in tutta la restante Europa. Il chiarissimo Cantù crede non essere improbabile che i Massoni abbiano loro fondamento in quegli artisti chiamati da Carlo Magno in Germania, i quali eretta scuola, tramandassero poi certe dottrine e pratiche nell’arte del fabbricare, causa della rapidità con cui più tardi si diffuse l’architettura detta gotica. Ma tali fraternite mai furono meglio ordinate che a Strasburgo, ove Erwin Steinbach fondò una loggia modello e centro delle altre diffuse per l’universa Europa.
Pur troppo però ogni umana istituzione è soggetta a corrompersi e guastarsi. Così avvenne a questa. La quale cresciuta in potenza e ricolma di favori e di privilegi dai Re e dai Papi e venerata dai popoli, accolse nel suo seno alcuni di quelli eretici detti Catari, Bulgari, Valdesi, Paterini, Manichei venuti d’Oriente in Francia, i quali mescolatisi fra le loggie dei Massoni, fecero di tutto per corromperne la fede e farle tralignare dal loro santo scopo. E vi riuscirono. Chè infiltratisi a poco a poco nelle loggie più numerose ed influenti, costituirono tra le Confraternite dei Massoni, delle secrete società che preso il nome di Liberi Muratori o Frammassoni (dal francese francs macons) in tutto imitarono e scimmiottarono la vera e cristiana istituzione. Cresciuti in numero cominciarono ad osteggiare gli ordini delle autorità sì civili che ecclesiastiche, e poi spogliato l’ipocrita manto che, per sedurre i semplici aveano vestito, svelarono ai loro adepti l’odio satanico onde erano invasati contro ogni ordine costituito e specialmente contro la Chiesa Santa di Gesù Cristo. Però con sì fine astuzia seppero celare agli estranei la reità di loro dottrine, che radunatisi il 25 aprile del 1459 i capi di ciascuna loggia a Ratisbona in pubblica assemblea, ottennero favori grandi dallo imperatore e dagli altri principi. Accresciuto coll’andar degli anni il numero dei Frammassoni, cominciò a trapelare alcun che della loro perversità, e furono accusati di eccitare nella Chiesa scismi ed eresie, e negli Stati turbolenze e sedizioni. Di più si voleva che la Frammassoneria ed i Templari si fossero fusi insieme e che quella nelle secrete sue converticole si abbandonasse agli eccessi e ai delitti esecrandi per cui questi ultimi vennero condannati.
E qui, affine di meglio conoscere l’indole di questa setta, sarà bene rammentare brevemente le cause che indussero il Sommo Pontefice Clemente V ad abolire, ai tempi di Filippo il Bello, re di Francia, l’Ordine dei Templari. Il quale fondato da Ugo di Paganis allo scopo di albergare e difendere i pellegrini che si recavano a visitare il Santo Sepolcro, si rese in breve famosissimo per la prodezza onde combatteva i Mussulmani e per le grandi ricchezze acquistate. Salito all’apice della sua potenza, Matteo Paris cominciò ad accusare i suoi membri di avere cangiato in tenebre la luce dei loro predecessori, di aver rinunciato alla loro vocazione per darsi in preda all’ambizione e alla dissolutezza. Essi erano divenuti tiranni, usurpatori, ingiusti. D’accordo cogli infedeli facevano abortire i progetti dei Principi cristiani: tradirono Federico II comunicando i suoi piani al Sultano di Babilonia, il quale stomacato da tanta perfidia ne avvertì questo imperatore. Tali delitti erano sufficienti a farli condannare; ma di altri e più abbominevoli veniano accusati. E le accuse erano vere. Poiché arrestati per ordine di Filippo il Bello, i Templari di tutto il reame di Francia e sottoposti a giudizio confessarono: “che essi nel dì della loro aggregazione rinnegavano Gesù Cristo, calpestavano la croce, la coprivano di sputi; che essi sceglievano specialmente il Venerdì Santo per rinnovare siffatti oltraggi, ed invece di adorare il Divin Salvatore, si prostravano dinanzi ad una testa mostruosa e l’adoravano; che essi giuravano di darsi in balìa gli uni degli altri per abbandonarsi ad eccessi contrari alla natura; che gittavano alle fiamme i fanciulli che doveano la vita alle loro dissolutezze; che si obbligavano con giuramento di eseguire, senza alcuna eccezione, gli ordini del loro capo denominato Gran Maestro, di non risparmiare né il sacro, né il profano, di risguardare siccome lecito tutto quanto concerneva il bene del loro ordine, e soprattutto di non mai tradire gli orrendi secreti dei loro misteri notturni, sotto pena dei più terribili castighi”. A tanta iniquità commosso il S. P. Clemente V, ordinò che s’incominciasse un nuovo giudizio nel Poitou alla presenza di Cardinali, e chiamati a sè il Gran Mastro Molay e gli altri capi, da tutti ebbe a sentirsi confermare le già fatte confessioni. Disciolto dopo ciò l’ordine, i suoi membri si sparsero per l’Europa e moltissimi ripararono, nel 1307, a Mull, nella Scozia, ove nel 1314 il Re Roberto Bruce li riunì alla congregazione dei Franchi-Muratori riserbandosi il diritto ereditario alla carica di Gran Maestro della loggia di Hierodam in Edimburgo.
Effettuatasi tale unione, vennero riformati gli statuti, e dallo accoppiamento delle empie e sacrileghe dottrine degli uni e degli altri, uscì quel distillato di empietà che forma la scienza (se mi è lecito di usare questa parola) della Frammassoneria, la quale da essa trae le armi per combattere in tutti i modi e distruggere, se potesse, ogni ordine costituito e specialmente la Chiesa, scopo supremo a cui tutti sono rivolti gli attacchi di questa setta infernale. Per quanto per altro la Frammassoneria procurasse di ravvolgere nell’ombra le sue misteriose dottrine, non potè, come sopra è detto, nasconderle così da impedire ai Principi di insospettirsene; e fu questo che indusse i Frammassoni a dare in luce nel 1535 un documento diretto a tutte le loggie, di cui ecco i brani principali: “In questi tempi, in che la discordia e le dissensioni dei cittadini portano ovunque il turbamento e le calamità si attribuiscono alla nostra società dei liberi Muratori dei principii e delle macchinazioni secrete e pubbliche. Per attirare sopra di noi il disprezzo dei profani e farci segno alla esecrazione universale, giacchè noi siamo tutti legati da un patto e da misteri inviolabili, ci si dà colpa di voler ristabilire l’ordine dei Templari, ricuperarne i beni e i dominii, e vendicarne la morte dell’ultimo Gran Maestro sui discendenti dei sovrani che ne furono colpevoli. Si dice che con ciò, noi cerchiamo d’introdurre lo scisma nella Chiesa, il disordine e le sedizioni negli imperi; che noi siamo animati dall’odio contro il Sommo Pontefice, contro l’imperatore ed i sovrani: che noi non obbediamo a nessun altro potere fuorchè ai nostri superiori, dei quali eseguiamo gli ordini arcani, trasmessici o per lettere o per mezzo di mandatari incaricati di missioni occulte; che infine non ammettiamo alle nostre radunanze, se non persone vincolate da orrendi e detestevoli giuramenti. Dopo avervi noi riflettutto, abbiamo risoluto di esporre lo scopo del nostro ordine, e di mandarne una copia a tutte le loggie. Il nostro ordine antichissimo e secretissimo, non deriva dai Templari; esso esisteva già in Palestina, in Grecia e nell’Impero Romano (1). Schivando le dispute delle differenti sètte del Cristianesimo, alcuni Cavalieri imbevuti dei veri principii della morale, credendo vedere la religione abbattuta e corrotta, volendo conservare i buoni principii impressi nel cuore degli uomini e spargere la felicità fra i mortali, formarono un’associazione, nella quale furono maestri, dei soci e dei fratelli uniti. Fra questi dottori e maestri vi ha un commercio di lumi e di sapere. Il Gran-Mastro o Patriarca, quantunque conosciuto da pochi fratelli, esiste anche al giorno d’oggi; ed è per ordine suo che noi emettiamo questo scritto, tratto dalle carte antiche, per dichiarare che nella nostra società il regno della luce si sparge su tutti i fratelli, ed anche nel mondo profano. Accordando i nostri benefici noi non vogliamo inquietare menomamente né la religione, né la patria. Non devesi impiegare alcun tormento corporale per mettere alla prova chiunque vuole essere ricevuto siccome candidato. I nostri principii debbono essere quelli di amare indistintamente tutti gli uomini. I nostri secreti e i nostri misteri non hanno altro scopo che di spargere le nostre beneficenze senza ostentazione (!?). Nessuno è fratello della società, quando non conosca i nostri misteri, non sia stato eletto da un Maestro insieme a sette fratelli, e non possa dar prova della sua ammissione mediante i segni e le parole di cui si servono i Frammassoni di Edimburgo. Siccome la nostra società non ha che un capo, che è il Gran-Maestro, deve esservi sempre la medesima corrispondenza di lettere e di deputati su tutta la terra, affine di formare un corpo solo”.
(1) Questa asserzione potrebbe spiegarsi con quello che il chiarissimo Cantù scrive nella sua Storia Universale, nella quale al libro XII, parlandosi della Frammassoneria, si legge: “Vi è chi pretende riportare l’origine delle Loggie Massoniche a Salomone quando fabbricava il Tempio; altri le deriva dalle corporazioni di mestieri stabilite dai Romani nelle provincie, e dalla Gallia trasportate in Inghilterra da Alfredo quando cominciò a fabbricarvi. Perdonabile comune vanità di attaccare l’origine sua a nomi famosi ed a tempi lontani”.
E’ da notare che sebbene in questo documento vogliano i Frammassoni negare la loro alleanza coi Templari, tuttavia in fine della dichiarazione dicono apertamente di volere che i segni e le parole sieno quelle adoperate dalla loggia di Edimburgo, che fu appunto la città nella quale, come abbiamo veduto, si fusero i Templari ed i Frammassoni.
Sorta la così detta Riforma, bandita da quelle anime candide di Lutero, Calvino e compagnia, i Frammassoni non si stettero colle mani in mano, ma profittando della favorevole circostanza che loro si presentava di sfogare l’odio inestinguibile che contro la Chiesa covavano, si dettero a soffiare nel fuoco e ad eccitare i popoli contro quella Religione Santissima alla quale tutto doveano, coltura, scienza, arti belle, e spinsero le plebi inferocite e briache a devastare e distruggere quelle cattedrali, quei monasteri medesimi ricostruiti e sorti per opera della pia istituzione dei Massoni, come sopra è detto, da essi ora guasta, e dal primiero santissimo scopo a fini nefandi rivolta. A leggere le devastazioni e le ruine che nel breve giro di pochi anni accumularono queste orde, peggiori dei barbari, gli stessi protestanti convengono in questa sentenza “che una setta potente eccitasse l’ira di quei felloni a distruggere così insigni monumenti, a commettere delitti mai più uditi”. E più probabile si rende questa opinione al considerare che in quei paesi in cui non esistevano loggie, non si ebbero a vedere, nè a lamentare di tali eccessi, sebbene anch’essi si ribellassero alla Chiesa Cattolica. Da quest’epoca la Frammassoneria si sparse sempre più ed “estese le sue dottrine alla filosofia, alla morale, alla politica, fu non ultimo strumento di civile rivoluzione” come osserva il chiarissimo Cantù. Ecco a questo proposito quello che Luigi Blanc, uno dei capi della rivoluzione del 1848 in Francia e Maestro Frammassone, dice della prima rivoluzione francese, nella storia che della medesima ha scritto: “Eccitata da lungo tempo dalla Frammassoneria, commossa da invincibili brame, agitata da mille confuse speranze, la Francia avea preso un aspetto strano. … Cominciarono allora a correre fra il popolo rumori che lo scuotevano in sensi diversi. Si parlava di personaggi legati fra loro con giuramenti tremendi e tutti intesi a tenebrosi disegni. Si dicevano possessori di secreti che valevano tesori, si attribuiva loro un potere magico. … Essi aveano dei capi che si facevano stimare nella società, e che vi sfoggiavano con grazia una ricchezza strabocchevole. Alcuni fra loro, dei quali ignoravansi le signorie, i contratti, le rendite e perfino la famiglia, menavano vita principesca e spendevano in beneficenze più che non i sovrani in lusso ed in feste. Era il danaro di Filippo d’Orleans che si spargeva così per sollevare il popolo ad un momento prefisso: gli adepti aggiungevano ciò che vi mancava. Se essi ostentavano di vivere immersi nello studio delle scienze occulte era per deludere la sorveglianza e per assopire le inquietudini del governo. Se procedevano avvolti nel mistero, lo facevano per meglio affascinare colle attrattive del maraviglioso la gente credula: i loro capi (tutti filosofi) erano altrettanti apostoli della rivoluzione: l’oro, che serviva a prepararla, quest’oro, che si pretendea fuso nei crogiuoli dell’alchimia, veniva da una cassa centrale alimentata dalle soscrizioni secrete dei cospiratori.
” … Ma prima di tutto interessa d’introdurre il lettore nella mina che sotto i troni e sotto gli altari andavano scavando rivoluzionari ben più sottili ed operosi degli stessi filosofi enciclopedisti … Un’associazione composta di uomini d’ogni paese, di ogni religione, e d’ogni condizione, legati fra loro col giuramento di mantenere inviolabilmente il secreto della loro interna esistenza, sottoposti a prove lugubri, occupati di cerimonie fantastiche, che operano la beneficenza e si riguardano fra loro come eguali, sebbene ripartiti in tre classi, alunni (o candidati), soci e maestri: ecco in che consiste la Frammassoneria, mistica istituzione, che si fa discendere da una confraternita di architetti.
” … Alla vigilia pertanto della Rivoluzione Francese, la Frammassoneria sentiva di aver conseguito uno sviluppo immenso. Sparsa per tutta l’Europa, essa secondava il genio meditabondo della Germania, agitava sordamente la Francia, e presentava dappertutto l’aspetto di una società BASATA SU PRINCIPI CONTRARI A QUELLI DELLA SOCIETA’ CIVILE.
” … Nelle loggie massoniche le pretese dell’orgoglio ereditario erano proscritte, e i privilegi della nascita messi da banda. Quando il profano voleva essere iniziato entrava nella camera denominata gabinetto delle riflessioni: esso leggeva nei muri adobbati di nero e coperti di emblemi funerei, questa iscrizione: Se tu aspiri alle distinzioni umane, esci; qui non hanno luogo. Dal discorso dell’oratore il candidato apprendeva che lo scopo della Frammassoneria era quello di adeguare le distinzioni di razza, di condizione, di patria; di abbattere il fanatismo, e di sopprimere gli odi fra nazione e nazione. Si spiegava ciò che intendevasi pel tempio innalzato al Grande Architetto dell’universo, tempio di cui le colonne, simbolo della forza e della saggezza, erano incoronate dalle melagrane dell’amicizia. Credere un Dio (??!) era il solo dovere richiesto; e quindi sopra il trono del Presidente di ciascuna loggia era un delta raggiante, nel cui centro leggevasi scritto in lettere ebraiche il nome di Iehova.
” … Così la Frammassoneria nelle basi stesse della sua esistenza tendeva a dare il bando a tutte le istituzioni. Egli è vero che l’ordine massonico parlava di sommessione alle leggi, di rispetto ai sovrani, e che i massoni negli stati monarchici facevano brindisi al sovrano, e nelle repubbliche ai magistrati supremi: ma queste riserve erano comandate dalla prudenza a società minacciate da tanti governi sospettosi, che non potevano distruggere le influenze rivoluzionarie della Frammassoneria. Quelli che ne facevano parte continuavano bensì ad essere ricchi o poveri, nobili o plebei; ma nel seno delle loggie dovevano tutti riconoscersi eguali e chiamarsi fratelli. Era una propaganda in atto, una predicazione vivente.
” … D’altra parte eravi un’ombra, un mistero, un giuramento terribile da pronunciare, un secreto da conoscere in premio di prove spaventose subite coraggiosamente, un secreto da custodire sotto pena di essere condannati alla esecrazione ed alla MORTE; v’erano segni particolari con cui i fratelli si riconoscevano alle due estremità della terra, cerimonie che si riferivano ad una storia di omicidio, e che sembravano ricoprire idee di vendetta. Che può trovarsi di più acconcio a formare dei cospiratori? Come mai un’istituzione di questa fatta all’appressare di una crisi, non avrebbe fornito armi alla destrezza dei settari, al genio della libertà?
” … Ampliandosi l’istituzione, la democrazia accorse a prendervi posto; a fianco di molti fratelli, cui la Frammassoneria serviva unicamente di allettamento all’orgoglio e di occupazione agli ozii, ve ne ebbe di quelli che si nutrivano di pensieri attivi, di quelli insomma che erano invasi dallo spirito delle rivoluzioni.”
Dietro l’estensione che la Frammassoneria avea preso fu creduto espediente di fondare nuove loggie pei più fanatici, e di aggiungere altri gradi, come quello di Eletto, di cavaliere, di sole, della santa osservanza, dell’uomo rigenerato, ai già esistenti. “In essi, in mezzo a prove ora puerili, soggiunge Blanc, ora spaventose, tutto si riferiva a delle ideee di liberazione e di eguaglianza. Così i Frammassoni ispiravano un vago terrore ai governi. Non è da sorprendere se sono stati scomunicati in Roma da Clemente XII, e da parecchi altri Papi, processati in Ispagna dalla Inquisizione, perseguitati a Napoli, e che in Francia la Sorbona li dichiarasse meritevoli delle pene eterne. Ciò nonostante in grazia del meccanismo abile della sua istituzione, la Frammassoneria trovò fra i nobili ed i principi più protettori che nemici. Il Re Federico prese il grembiale e la cazzuola: e perchè no? Siccome l’esistenza degli alti gradi è tenuta accuratamente nascosta a costoro, essi sanno della Frammassoneria QUEL TANTO CHE PUO’ LORO ESSERE MOSTRATO SENZA PERICOLO … e così “accadde che gli orgogliosi sprezzatori del popolo, giovarono del loro nome e della loro influenza le intraprese dirette CONTRO SE STESSI”. Dal duca di Chartres, che fu quel Filippo-Egalité, il quale votò la morte del Re Luigi XVI, a Marat, la più parte degli uomini che si ritrovano nella mischia rivoluzionaria apparteneva a qualche loggia e sebbene ognuna di esse, scrive il citato Blanc, avesse il suo sistema, ciò non ostante tutte erano d’accordo per rovesciare l’ordine costituito”.
Così la Frammassoneria preparò la prima rivoluzione francese ed eccitò il popolo alle ribellioni facendogli (come sempre e dappertutto) magnifiche promesse che finirono collo spoglio della Chiesa e dei ricchi; colla soppressione del culto cattolico surrogandovi il culto della materia, personificato in una miserabile prostituta, cui per maggior onta alla ragione, fu appellata Dea Ragione; colla ghiliottina in permanenza, col fallimento, colla carnificina di UN MILIONE e più di uomini, colla devastazione delle più floride città e provincie della Francia. Ecco l’opera della Frammassoneria opera di empietà. di esterminio, di miseria, di sangue! Opera degna dell’inferno di cui questa setta è figlia primogenita!
A una lezione così tremenda i principi ed i popoli avrebbero dovuto illuminarsi e far senno una volta. L’occasione per una vera restaurazione era propizia. I popoli stanchi ed estenuati da una lotta gigantesca di 25 anni, chiedevano pace e giustizia. I diplomatici dei principi europei radunati a Vienna dissero di voler dare l’una mettendo l’altra a base del riordinamento sociale a cui si accingevano. Lusinghiere promesse cui fu l’attender corto! Vi ebbe un momento che la Frammassoneria temette non il faticoso lavorìo di lunghi anni andasse perduto d’un tratto, e si diè attorno per impedire tanto disastro. Ma presto svanirono i suoi timori, chè posto a base del riordinamento europeo il falso principio dell’equilibrio materiale e non l’unico vero del rispetto al diritto in tutto e per tutti, la rivoluzione, si accorse che nulla avea perduto colla restaurazione, ma anzi guadagnato. Però non si addormentò per questo (come pur troppo han fatto sempre, quelli che si dicono amici dell’ordine e della religione) ma cresciuta di ardimento e di operosità, coadiuvata dagli stessi ministri dei principi, di cui molti erano usciti dalle sue fila, preparò ed operò le numerose rivoluzioni che nel breve lasso di mezzo secolo hanno funestato il mondo e l’Europa specialmente. La Germania e l’Inghilterra ed anche la Francia furono i paesi in cui la Frammassoneria estese la sua influenza e come in altri tempi s’era nascosta sotto il nome di filosofia ora sotto i belli e cari nomi di liberalismo e di liberali rimise in opera tutte le arti che aveano prodotto la prima rivoluzione. I re ed i popoli si addormentarono sull’orlo dell’abisso che dovea ingoiarli. Nel 1830 la Francia vide cacciare l’antica e gloriosa stirpe de’ suoi re ed assidersi sul trono di S.Luigi, Filippo I re cittadino e gran maestro dei Frammassoni. Nel 1848 fu ad un pelo che la Frammassoneria non attuasse i suoi piani. Le città ed i regni che alla sera si erano addormentati monarchici, si risvegliarono la mattina, meravigliati di essere divenuti repubblicani. Francia, Austria, Prussia, Germania, Italia erano venute in potere della setta. Come Dio volle il tremendo uragano fu scongiurato e il mondo respirò. Gli eserciti, strumento il più delle volte di despotismo, salvarono allora nella società la libertà, l’ordine, la religione minacciate ad un tempo dalla tirannide rivoluzionaria. L’Europa cominciò ad aprire gli occhi; vide il suo pericolo e la sua salute: quello riposto nelle rivoluzionarie dottrine della Frammassoneria, questa nei divini dettami del cattolicismo, e a Lui si rivolse chiedendo da esso quella salute invano cercata altrove. E se fosse restata ferma nella via che avea cominciato a battere, oh! certo da molte sciagure sarebbe andata esente! Ma cessato il terrore collo svanire apparente del pericolo essa ritornò ai vecchi amori, fornicò di nuovo colla rivoluzione, e la rivoluzione la condusse allo stato miserando a cui oggi la vediamo; e prima di uscire da esso chi sa a che tremende e sanguinose prove è dessa riserbata! Iddio salvi l’Europa, Iddio salvi questa cara terra d’Italia, nostra patria dolcissima, questa terra tanto da Lui prediletta che la volle sede del suo Vicario, e splendito centro prima della coltura pagana e poi della cristiana civiltà. E con tanto più di forza io grido dal profondo dell’anima Iddio salvi l’Europa, Iddio salvi l’Italia, in quanto che vedo più e più ingigantire la distruttrice potenza della Frammassoneria, che protetta pur troppo da ciechi governi, cresce ogni dì più il numero delle sue loggie e de’ suoi membri, nascondendo sotto le mentite apparenze del bene della umanità e del progresso le nequitose dottrine, lo scopo nefando (2).
(continua)        Cesare BRUNACCI
(2) Il numero delle loggie massoniche in tutto il globo è di 5000, dei membri attivi di 500,000, degli inattivi 8,000,000.





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