Il Vice-Prefetto di Roma Francesco Carandini
 

Ringrazio il Dott. Donato D'Urso di Alessandria per avermi dato la possibilità di inserire su questo sito un suo articolo su Francesco Carandini, pubblicato su www.tuttostoria.net.
---
Ricordo che Francesco Carandini, Vice-Prefetto di Roma, diede vita nel 1924, insieme all'avv. Ignazio Brunacci, al II Comitato consalviano.
---

FRANCESCO CARANDINI
13.11.1858 – 23.10.1946
 
Articolo del Dott. Donato D’Urso preso da:
 
 
Autore: Donato D'Urso
 
La famiglia Carandini apparteneva alla nobiltà dell’Emilia e nei secoli espresse uomini d’arme, diplomatici, giureconsulti, letterati, prelati.
Alla fine del XVII secolo Paolo Carandini ottenne il feudo di Sarzano (Reggio Emilia) con diritto al titolo di marchese trasmissibile al primogenito e di conte per gli altri discendenti maschi. Nel XIX secolo il titolo di marchese di Sarzano, patrizio di Modena e nobile di Bologna appartenne a Girolamo Carandini (primogenito di Francesco ciambellano del duca di Modena), che visse in Gran Bretagna e Australia.
A Sidney nacque nel 1846 Francesco Giacomo Carandini che fu maggiore nell’esercito inglese in India e sposò Florence Clemenston. Dal matrimonio tra la figlia Estella Maria e l’inglese Geoffrey Trollope Lee nacque nel 1922 Christopher Frank Carandini Lee, divenuto attore celebre col nome di Christopher Lee. Francesco Giacomo Carandini morì nel 1920 senza discendenti maschi e con lui si estinse la linea primogenita.
Il padre del nostro Francesco Carandini apparteneva alla linea secondogenita e si chiamava Federico (1816-1877). Militare di carriera, combatté nella prima guerra d’indipendenza meritando una medaglia d’argento. Trasferitosi ad Ivrea per insegnare geometria e topografia presso la locale scuola di fanteria, si sposò nel 1858. Suo padre era contrario alle nozze e lo diseredò. Inoltre, avendo l’ufficiale contratto matrimonio senza l’autorizzazione dei superiori, fu destituito dall’impiego. Allo scoppio della seconda guerra d’indipendenza Federico Carandini fu però riammesso in servizio e, dopo il 1860, nominato direttore degli studi della Scuola militare di Modena. Fu anche apprezzato scrittore di storia militare. La moglie Elisa Realis apparteneva a famiglia canavesana, era figlia di Giuseppe Realis, sorella di Savino (che fu sindaco di Ivrea) e di Paola. Quest’ultima sposò Guido Giacosa e fu madre di Giuseppe e Piero.
Dall’unione tra Federico Carandini ed Elisa Realis nacque il 13 novembre 1858 a Colleretto Parella (oggi Colleretto Giacosa) Francesco Carandini, cui nel 1922 fu riconosciuto il titolo di 11° marchese di Sarzano, patrizio di Modena e nobile di Bologna.
Egli frequentò il ginnasio e il liceo a Ivrea, nel 1887 si laureò in legge a Torino e lo stesso anno s’avviò alla prestigiosa carriera prefettizia, prestando servizio a Perugia, Pinerolo, Como, Torino, Cremona, Parma, Crema, Biella. Fu Viceprefetto a Roma negli anni 1915-1918. Nel luglio 1919 fu nominato prefetto di II classe e destinato a Forlì dove rimase sino al giugno 1920. Andò poi a Verona. Lì lo colse la Marcia su Roma.
La sera del 27 ottobre 1922 il prefetto Carandini ricevette notizia della mobilitazione fascista e dell’arrivo delle squadre capitanate da Achille Starace, futuro segretario del Partito Nazionale Fascista. D’intesa con le autorità militari venne deciso un piano per la difesa degli edifici pubblici. La mattina del 28 ottobre i fascisti assaltarono prefettura e questura e ingiunsero al prefetto di lasciare il suo posto. I poteri furono assunti dal comandante di Corpo d’armata. La decisione del re di non firmare il decreto di proclamazione dello stato d’assedio rese i fascisti vincitori.
Dopo essere stato trasferito a Udine, il prefetto Carandini fu collocato a disposizione e, infine, a riposo nel gennaio 1924 “non potendo i suoi sentimenti liberali concordare con l’affermarsi del fascismo”. Durante la carriera era stato insignito delle onorificenze di Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia e di Commendatore dell’Ordine Mauriziano.
Appassionato di letteratura e di studi storici, Francesco Carandini pubblicò in vita una settantina di scritti di vario interesse, tra cui importanti monografie, liriche d’occasione, discorsi commemorativi. In calce riporto alcuni titoli. La sua opera più nota è senz’altro Vecchia Ivrea che ha avuto diverse edizioni.
Quando a Sordevolo fu scoperta una lapide che ricordava i soggiorni estivi di Giuseppe Giacosa e una visita di Carducci, fu Carandini allora Sottoprefetto di Biella a tenere il discorso ufficiale (Parole di Francesco Carandini, inaugurandosi in San Grato di Sordevolo una lapide a Giuseppe Giacosa e a Giosuè Carducci, 17 agosto 1907). Il Nostro si dedicò anche alla realizzazione di ex-libris artistici e la sua produzione fu esposta nel 1925 a Biella nella mostra “Bianco e Nero”.
Dal suo matrimonio con la torinese Amalia Callery Cigna Santi nacque a Perugia Federico Cesare (1888-1950) che sposò Clara Albertini sorella del senatore Luigi proprietario del “Corriere della Sera”. A Pinerolo nel 1890 nacque Elisa rimasta nubile, a Como il terzogenito Nicolò (1895-1972) marito di Elena Albertini, figlia del senatore Luigi e di Piera Giacosa.
Nicolò Carandini, trasferitosi a Roma dopo un’esperienza di lavoro nell’industria tessile biellese, si dedicò col cognato Leonardo Albertini all’importante bonifica di Torre in Pietra. Aderì al Partito liberale, nel 1944 fu ministro nel governo Bonomi, poi ambasciatore a Londra. Fondò con altri il settimanale “Il Mondo” e nel 1955 il Partito radicale, fu per un ventennio presidente di Alitalia.
Durante gli anni del fascismo a Sordevolo e Pollone - nel Biellese - si riuniva in estate una cerchia di intellettuali e letterati ostili al regime, da Benedetto Croce a Franco Antonicelli, da Gustavo Colonnetti a Norberto Bobbio, ai Carandini, ai Frassati, ai Ruffini.
Francesco Carandini, prefetto ormai a riposo, nel 1935 fece costruire a Parella la “casa sul poggio” dove morì il 23 ottobre 1946. Sulla tomba si legge l’epigrafe: “Spese la sua lunga vita nel servizio dello stato, nel culto geniale della storia e dell’arte. Qui riposa pago della sua fedeltà al vero, al giusto, al buono”.
 
Bibliografia
I santi (Firenze, 1899)
Il castello di Pavone (Cremona, 1900)
Parella (Biella, 1909)
Il Parlacium o anfiteatro romano d’Ivrea (Ivrea, 1922)
Per le nozze d’oro di Savino Realis e di Enrichetta Brida di Lessolo (Ivrea 1925)
Sordevolo (Ivrea, 1927)
La cartiera di Parella e le sue antiche origini (Torino, 1942)
Memorie canavesane (Ivrea, 1963)
 

 






Realizzazione siti