Carolina Bonaparte Murat a Venezia in incognito
 
CAROLINA BONAPARTE MURAT
Vorrei, a questo punto, fare un attimo una pausa e parlare brevemente di Carolina Murat, sorella di Napoleone, la quale, nello stesso periodo in cui a Parigi si trattava sul Concordato, aveva creato involontariamente un caso politico tra Francia e Austria, che per poco non vanificava le stesse trattative sul Concordato.
Vorrei raccontare questo episodio, perché in un capitolo precedente quando il Cardinale era ancora il semplice Prelato ed Assessore militare Ercole Consalvi e si trovava in esilio a Venezia, l’Artaud aveva affermato che egli era andato a Roma, dove si era incontrato con Mons. Pietro Negroni, segretario del Concistorio.
Ora, io avevo affermato che ciò era assolutamente impossibile, dato che Ercole Consalvi era stato esiliato da Roma e che se vi fosse tornato sarebbe stato subito arrestato. D’altra parte, però, tutto ciò che l’Artaud ha scritto sul Cardinale, egli l’ha saputo direttamente dallo stesso Cardinale, che era suo intimo amico.
Ciò è affermato dallo stesso Artaud nel libro n. 1 dela sua storia su Pio VII. Al rigo 11, afferma che “Io presto tutta la credenza al fatto che qui riferisco, perché lo stesso Cardinale me l’ha raccontato.”
Ebbene, l’episodio di Carolina, sorella del primo Console, che sotto mentite spoglie si reca a Venezia, mi fa pensare che forse anche Ercole Consalvi abbia potuto fare altrettanto, e che quindi l’affermazione dell’Artaud potrebbe avere un qualche fondamento di verità, anche se ne sono fortemente scettico.
Immaginate Ercole Consalvi che, vestito elegantemente ed a cavallo, si reca a Roma con passaporto falso, spacciandosi per qualche nobile sconosciuto del nord d’Italia? A questo punto tutto è possibile, se l’ha fatto la sorella di Napoleone, perché non poteva averlo fatto anche lui? Ercole Consalvi come la “Primula Rossa”? Difficile da credere! Io rimango sempre dell’idea che qui l’Artaud abbia fatto un po’ di confusione.
Comunque, visto che ho citato questo episodio di Carolina, vedrò anche di raccontarlo. Anche perché incontriamo di nuovo quel  Cacault che si è rivelato più “furbo” del nostro Consalvi.
L’episodio di Carolina sorella di Napoleone e moglie di Murat, inizia a Firenze, dove si trovava anche il Cacault, di cui abbiamo già parlato.
E’ l’Artaud che ci racconta l’episodio.
Il generale Murat e la sua moglie, d’un carattere dolcissimo, non avevano cessato mai di trattare il signor Cacault, con benevolenza. E Cacualt, cui bastava che non si andasse nella sua cara città di Roma alla testa di un esercito, rispondeva premurosamente a questi argomenti così gentili di deferenza.
Alla signora Murat venne un giorno la bizzarria di dire al signor Cacault: «Voi forse qui v’annoiate: i vostri affari vanno bene in Parigi ed in Roma: io vorrei andare a Venezia: prendete quei passaporti che vorrete, voi mi accompagnerete, io sarò la vostra figlia, e noi saremo qui di ritorno in pochi giorni, senza che nessuno siasi di nulla accorto, tranne il generale che vi acconsente. Ah si, ho propriamente una grande voglia di conoscere Venezia, che voi pure non avete veduta»
Il buon ministro partì con la sua figlia. Arrivano in Venezia, visitano i più notevoli monumenti, ma due o tre parole, che in questa circostanza madamigella Cacault doveva astenersi di proferire, sfuggirono di bocca alla signora Murat; un donzello dell’albergo che conosceva la lingua francese, raccoglie quella frase incompiuta, e corre a darne notizia alla polizia.
Questa s’informa del nome, dello stato del viaggiatore che visitava Venezia colla sua figlia, la quale deve avere un’altra parentela.
Finalmente si viene a scoprire che il viaggiatore è il signor Cacault, già agente generale politico in Italia, e ministro titolare in Roma; che la sua figlia è la sorella del Primo Console, la sposa del Generale Murat che comandava in Firenze a trentamila uomini, e che questi due personaggi erano venuti incogniti in Venezia.
Tosto rapporti sopra rapporti a Vienna; corrieri straordinari a Parigi; il ministro Austriaco, il signor di Cobenzl (il ministro che ha fatto da tramite tra Napoleone ed il Cardinale) chiede un’udienza: lagnanze, domande, sospetti. Siamo in guerra o in pace?
Il Primo Console dichiara vivamente, che il suo ministro presso la Santa Sede è in Firenze per motivi ch’egli conosce, che la sua sorella egualmente è in Firenze col suo marito; che la polizia veneziana ha una immagine poetica.
«No, rispondevasi al Primo console, è veramente il Ministro Cacault, piccolo di statura, risoluto nei suoi movimenti, con occhi maligni (così ne abbiamo anche un ritratto!); egli guarda tutto con molta attenzione, e parla poco.
La persona che l’accompagna è certamente la signora Murat, non di grande statura essa pure, ma bella, graziosissima, e nel più elegante abbigliamento; si lagna essa di aver perduto alcuni bei suoi capelli; ama molto Venezia
L’Austria aveva ragione per tutte queste particolarità, e per l’identità delle persone. Il Ministro e la moglie del Generale ricompaiono a Firenze, come se non ne fossero mai usciti; e questo grande fracasso, che produsse l’invio di molti corrieri, che fe’ credere volersi rompere il Concordato, che inquietò Vienna, Roma, Napoli, e spiacque particolarmente a Parigi; questo grande fracasso s’acquetò a poco a poco.
Il Primo Console in que’ giorni era occupato in diverse trattative con diverse potenze. Questo contrattempo avea gettato qualche incertezza nei negoziati. Ma furono ben tosto rannodati, dopo che un corriere spedito da Firenze ebbe portato le necessarie spiegazioni.
Allorquando la signora Murat tornò a Parigi, il suo fratello sulle prime sdegnato, poi ridendo, toccatale leggermente la guancia, le disse: «Dunque siete voi, signora, che inducete a commettere imprudenze uomini che non ne commettono mai?» (della serie: “non fu la prima, né sarà l’ultima!”)
Penso che questa sia la prima volta che si parli di Carolina Murat. Di solito, nei libri e nei film su Napoleone, si è sempre parlato dell’altra sorella più famosa, la Paolina Borghese.
A proposito di Paolina e degli altri personaggi dell’entourage napoleonico, consiglio di leggere le “memorie” dell’allora Capo della Polizia di Napoleone, il famoso Fouché.
In particolare molto interessanti sono quelle informazioni private ed intime, che riguardano Napoleone, la sorella Paolina e la figliastra Ortensia. Interessantissime rivelazioni che naturalmente non si possono trovano sui libri di storia, ma che gli “Storici” si guardan bene dal riportare.
Eppure, il Fouché l’ha fatto! Può darsi che un giorno il sottoscritto riporti qui di seguito il testo originale del Fouché!





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