998 d.C. - Crescenzio il Nomentano
                                  998
                 Crescenzio il Nomentano
 
Nel 1998 fu celebrato a Mentana il millenario della morte di Giovanni Crescenzio, ovvero Crescenzio II detto il Nomentano, perché Mentana faceva parte dei suoi possedimenti. Non per niente nel borgo vi è tuttora un palazzo che ricorda la passata appartenenza di Mentana alla sua famiglia: “Palazzo Crescenzio”.
 
La famiglia dei Crescenzi era una antica famiglia patrizia romana, a cui fu fatale il suo ruolo di essere sempre in lotta contro il Papato e l’Imperatore suo alleato.
 
Giovanni Crescenzio il Nomentano, avversario della dominazione degli imperatori tedeschi e del potere temporale dei papi, tentò di ripristinare la Repubblica di Roma, che governò con il titolo di Console, detronizzando il pontefice Giovanni XV, che lui stesso aveva elevato al soglio pontificio.
 
Chiamato dal Papa, l’Imperatore Ottone III scese in Italia, assalì la fortezza di Castel Sant’Angelo, dove Crescenzio si era barricato, lo prese prigioniero e lo fece decapitare facendolo gettare poi dall’alto delle mura. Il suo cadavere subì anche l’orrendo scempio di essere trascinato dalla popolazione per le vie di Roma. Era il 27 aprile del 998.
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Crescenzio fu sepolto nella Chiesa di S. Patrizio al Gianicolo.
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Una lapide, ora scomparsa, fu posta in suo ricordo.
Essa fu letta e riportata nei suoi scritti da Cesare Baronio (Sora, 30 ottobre 1538 – Roma, 30 giugno 1607).
A Cesare Baronio fecero riferimento vari storici, essendo la lapide successivamente scomparsa.
Lapide che, comunque, era rimasta in loco per ben 5 secoli.
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Riporto qui di seguito l'epitaffio conenuto nella lapide:
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Vermis homo, putredo, cinis laquearia veris,

His arctandus eris, sed brevibus gyaris.

Qui tenuit totum felici tempore Romam

His latebris tegitur parvus et exiguus.

Pulcher in aspectu dominus Crescentius et dux

Inclita progenies quem peperit sobolem.

Tempore sub cujus valuit, tiberynaque tellus

Ius ad apostolici, valde quieta stetit.

Nam fortuna suos convertit lusibus annos,

Et dedit extramum finis habere tetrum.

Sorte sub hac quisquis vita spiramina carpis,

Da vel ave gemitum, te recolens socium.
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Molte sono state le traduzioni.
Riporto qui di seguito l'ultima di esse, pubblicata 
nella nota numero 343 del libro I Signori di Roma", di Stefano Lamorgese, anno 2015.
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"Uomo, verme, marciume, cenere.

Alti soffitti cerchi

ma dovrai adattarti allo spazio angusto di un reliquiario

Colui che governò felicemente Roma intera

povero e meschino in quest'urna giace.

Bello nell'aspetto era il signore e Duca Crescenzio

rampollo venuto da una schaitta illustre.

Al tempo del suo dominio la terra tiberina fu potente

e rimase in pace sotto l'autorità del Pontefice.

Il destino volle che i suoi brevi anni fossero gioiosi

e gli diede alla fine una fine orribile.

Chiunque sia tu, che passi qui davanti col respiro dei vivi,

emetti un gemito per la sorte che tutti ci accumuna."
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Con la decadenza della famiglia Crescenzio cadde nell’oblio anche Mentana, passando, come piccolo possedimento, da “famiglia” in “famiglia”.

Da questo momento il territorio di Nomentum incominciò ad essere suddiviso tra gli eredi delle varie "Famiglie".

Questa prima divisione portò alla nascita dell'attuale Monterotondo, i cui abitanti si inventarono in seguito, al tempo dei Barberini, una loro presunta origine da "Eretum".
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Leggenda che persiste tutt'oggi nella vulgata locale.
 





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