2006 - Marco De Simone da Anzio

Ho trovato il seguente articolo pubblicato in Anzio il 1 marzo del 2006:
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Anzio, 1 marzo 2006
Feuerbach ad Anzio
Terzo appuntamento con la rubrica 
“Sulle tracce della storia”
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La conoscenza del patrimonio culturale della propria città costituisce da sempre il valore più importante per comprendere gli usi e i costumi del luogo nel quale viviamo. Per questa ragione non bisogna dimenticare i numerosi artisti e letterati che nel corso dei secoli hanno soggiornato ad Anzio e che la hanno resa celebre.
Si può subito fare un esempio ricordando l’esordio della 35° ode di Orazio dedicata alla dea fortuna anziate oppure rifacendosi alle parole di Cicerone, il quale trovava riposo e serenità nella sua villa che si affacciava sullo splendido mare di Anzio.
Ad ogni modo non è stata solo la cultura romana a nobilitare il nostro paese. Un enorme contributo lo dette Anselm Feuerbach.
Il Feuerbach fu uno tra i più stimati pittori tedeschi dell’Ottocento. Una volta formatosi all’Accademia di Düsseldorf, egli perfezionò i suoi studi prima a Monaco di Baviera e poi a Parigi.
I suoi viaggi in Italia lo portarono ad avere un interesse sempre più acceso nei riguardi della cultura classica. Arrivato ad Anzio, l’artista fu colpito dalla naturale bellezza del luogo, che si offriva come il posto più adatto per realizzare le proprie opere.
Nel corso di quasi venti anni il giovane Anselm affinò le tecniche di rappresentazione pittorica, dando vita ad una serie di veri e propri capolavori. Grazie alle influenze realiste di Courbet e alla sua originalità il Feuerbach arrivò a realizzare autentici gioielli di raffinatezza estetica.
Lo dimostra la sua Medea, tragica figura mitologica immortalata nella schiavitù delle proprie passioni, o la malinconica Ifigenia, che guarda sconsolata l’orizzonte sperando che qualcuno la liberi dalla sua prigionia. Il pathos che avvolge le eroine create dalla mano dell’artista è di una incisività disarmante. Ogni protagonista dei suoi dipinti parla a tutti noi dando grande risalto alla forza dei sentimenti che ogni essere umano manifesta nel corso della vita. Ad ogni modo l’interesse per il mito greco continuò ad appassionare il pittore tedesco per il resto della sua vita.
Un esempio probante è “La battaglia delle Amazzoni”, splendida tela, datata al 1873, che rievoca con toni accesi la forza ed il temperamento eroico delle leggendarie donne che daranno spunto a Virgilio per creare il personaggio della Vergine Camilla. Il dipinto è oggi conservato nella Pinacoteca di Norimberga ed è stato oggetto di numerosi studi.
A fianco a così tanti capolavori di matrice classica il Feuerbach provò anche a realizzare tele che mostrassero le quotidiane fatiche della vita rurale. È il caso dell’opera “Hafiz nel granaio”, terminata nel 1852. Le tematiche affrontate negli anni Cinquanta dell’Ottocento lo rendono molto vicino alla poetica dei Macchiaioli ed ad un altro grande maestro della storia dell’arte moderna: Giovanni Fattori, il quale si avvicinò al gruppo fiorentino di Lega e Signorini e ne divenne il maggior esponente, approfondendo lo studio della natura, con vedute della Maremma toscana e scene di vita contadina.
Dopo i successi riscossi in Europa, e soprattutto in Italia, Anselm Feuerbach si trasferì prima a Vienna e poi a Venezia dove morì lasciando ai posteri i propri scritti autobiografici. L’epoca vissuta dall’artista tedesco è stata di sicuro una di quelle più complesse dal punto di vista storico, politico e culturale.
I progressi compiuti in campo tecnologico, le spinte unioniste dei Paesi che frammentavano l’Italia e la Germania... influenzarono l’anima del pittore di Spira. Nella sua vasta produzione si ravvisano richiami al movimento estetico, che aveva avuto molto successo nella seconda metà del XIX secolo, l’esempio migliore è fornito, infatti, dallo scrittore inglese Oscar Wilde.
Lo stile del Feuerbach ha animato gli entusiasmi non solo dei critici ma anche del pubblico, affascinato dalla semplicità e dal valore universale di un’arte unica nel proprio genere, dove soggetto ed oggetto sono uniti indissolubilmente per dare vita ad un concetto assoluto: quello della rappresentazione.
Marco De Simone

 






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