2006 - Accademia di Danimarca

SCAVI A VILLA DOMINEDO'

Casali. L’importante accademia europea eseguirà una campagna di scavi lunga tre anni.

Dalla Danimarca per far emergere

il cuore dell’antica Nomentum

di Fabio Orfei

Tiburno, 12 settembre 2006, pag. 24

Il Foro, il centro dell'antica città di Nomentum potrebbe presto venire alla luce. Per tre anni, infatti, l'Accademia di Danimarca, uno dei più prestigiosi centri studi di cultura europei presenti a Roma, effettuerà tre anni di scavi archologici nell'area di Villa Dominedò a Casali di Mentana, acquisita mediante prelazione dal Ministero dei Beni Culturali nel 1996. I funzionari dell'Accademia di Danimarca, con sede in via Omero (Valle Giulia), hanno chiesto l'autorizzazione per gli scavi al direttore generale del Ministero per i Beni Culturali Anna Maria Reggiani e alla Soprintendenza Archeologica del Lazio, che ha risposto positivamente alla prestigiosa richiesta. Per tre anni, dal 2007 al 2009, tredici studenti universitari danesi parleciperanno alla campagna di scavi diretti dagli archeologi dell'Accademia di Danimarca e dall'ispettore della Soprintendenza del Lazio Benedetta Adembri, con la collaborazione dell’ispettore onorario Eugenio Moscetti.

«Si tratta praticamente dei primi scavi sistematici e condotti con metodi scientifici eseguiti nell'area dell'antica Nomentum e la moderna villa Dominedò fungerà da base logistica - spiega Moscetti - Grazie alla campagna di scavi potremo effettuare una ricostruzione delle fasi evolutive della città di Nomentum e confermare se l'area è così ricca di reperti come ci aspettiamo».

Cosa potrebbe emergere dopo i tre anni di scavi, è difficilmente ipotizzabile. «All'area della Villa Dominedò, dovrebbe corrispondere il foro dell'antica Nomentum - continua Moscetti - ci aspettiamo che emerga anche l'Arce, la parte fortificata con le mura, e qualche abitazione, oltre a reperti vari»

Gli scavi partiranno dalla Villa, e proseguiranno in direzione dei terreni in cima a Monte d'Oro. Quest'area, secondo il progetto di lottizzazione approvato dal precedente consiglio comunale, avrebbe ospitato il parco archeologico. Nei terreni in basso, come noto, ci sarebbe stato spazio per case e palazzi.

«Gli scavi potrebbero rappresentare un primo passo verso la realizzazione del parco archeologico - conclude Moscetti - per questo motivo ci aspettiamo una collaborazione da parte del comune di Mentana. Riguardo alle polemiche su Monte d'Oro, credo che dipenda tutto dalla volontà politica. Da archeologo posso dire che finora non sono stati trovati reperti rilevanti nella zona che avrebbe ospitato le abitazioni. Sull'opportunità di nuovi insediamenti abitativi nella zona penso che debba essere la politica ad esprimersi, non noi tecnici».

LA STORIA

L’antico centro di Nomentum è localizzato fin dal 500 nell'odierna Casali di Mentana, all'altezza del chilometro 21,500 della via Nomentana, distanza corrispondente alle XVI miglia da Roma indicate nella Tabula Peutingeriana. Le rovine dell'antica città occupano un'area compresa fra il fosso dei Trentani ad Ovest, l'Immaginella a Nord, via delle Molette a Est e la collina di Monte d'Oro a Sud. In particolare l'Arce della città è stata identificata nella collina di Montedoro, mentre il centro urbano con il Foro e gli altri edifici pubblici nella zona del romitorio, Ara Cacamele e Immaginella.

Le fonti antiche non chiariscono il dubbio dell'appartenenza di Nomentum all'ethnos sabino o latino. Secondo Dionigi D'Alicarnasso la città fu sottomessa da Tarquinio Prisco nell'ambito della politica espansionistica regia di Roma sul Lazio. Nel corso del V secolo aderì alla lega delle città latine, partecipando attorno al 340 alla guerra contro Roma: in seguito alla sconfitta venne inserita, come Municipio, nel territorio romano, ottenendo la cittadinanza optimo iure.

In età imperiale il Municipio è ricordato dagli scrittori latini quali Cornelio Nepote, Plinio Strabone, Columella e Marziale per la fertilità del suo territorio.

In età cristiana Nomentum fece parte della diocesi di Curto che aveva la sua sede nella basilica di S. Antimo presso Montelibretti. Il centro durò fino alla tarda età longobarda quando venne probabilmente distrutto da Liutprando (712-744) nel corso della lotta da lui condotto contro Gregorio II. Questo avvenimento fu probabilmente decisivo per l'abbandono del sito e lo spostamento dell'abitato nell'odierno sito di Mentana.

Il centro abitato di Casali è un grande quartiere sorto disordinatamente a partire dal 1945, a un chilometro e mezzo dal centro di Mentana, oggi ormai parte del tessuto urbano.

I primi rinvenimenti risalenti agli anni Venti, il lavoro di ricerca svolto dalla Soprintendenza archeologica del Lazio negli anni Sessanta e Settanta e lo studio di Corrado Pala nell'ambito della collana Forma Italiae dedicato alla topografia del territorio (C. PALA, Nomentum, Roma 1976) - una ricerca sul terreno compiuta spesso mentre le testimonianze antiche, per effetto di una sconsiderata espansione edilizia, venivano per sempre cancellate - hanno consentito la ricostruzione dell'assetto del centro antico, in particolare per quanto riguarda la posizione del foro e il circuito delle mura del IV secolo a. C.

L’unico tratto di mura documentato è quello scavato dalla Soprintendenza archeologica del Lazio nel 1969. Eseguito in difficile condizioni in relazione a lavori abusivi nell'area dell'attuale villa Corsaro lo scavo ha messo in luce un muro in opera quadrata di tufo, in discreto stato di conservazione, articolato su due tratti quasi ad angolo retto, ricoperto da strutture murarie di epoca posteriore di difficile interpretazione.

Sul versante esterno di tali muri sono addossate altre strutture murarie di epoca posteriore. Poco distante dal muro è venuta alla luce anche una vasca rettangolare. Le presenze venute in luce, che sembra siano state interrate nel giardino della villa Corsaro, risultano iscritte al Demanio dello Stato per i resti archeologici.

In seguito, nel 1975, la Soprintendenza ha effettuato lo scavo di trincee esplorative per confermare la presenza di tratti delle mura, in seguito a scassati agricoli eseguiti da alcuni proprietari. Furono eseguite più di 50 trincee esplorative che hanno fornito risultati interessanti e incoraggianti per un eventuale proseguimento dell'indagine. I saggi hanno infatti riportato in luce tratti di mura, conservati a livello di fondazione, un basamento formato da grandi blocchi di travertino, una pavimentazione in tufo, un tratto di circa 5 metri di lastricato stradale e altri resti di difficile interpretazione. Di particolare interesse risulta un ampio tratto di cinta muraria, lungo più di 23 metri con resti della base di una torre quadrata di 4 metri, scoperto sul versante Sud della collina di Monte d'Oro.

Va sottolineata la presenza nelle particelle interessate all'atto di vendita di parte dell'area lastricata del Foro, di una fitta serie di cunicoli di drenaggio, di un grande ambiente quadrangolare forse identificabile con una cisterna, dei resti di muri di una struttura non identificabile al confine con la via Nomentana e, in particolare, di una tomba a camera di età classica nota come Tomba del Romitorio (nella foto). La tomba è ubicata nel giardino della proprietà residenziale, proprio lungo il lato Nord-Ovest della casa. La basilica dedicata ai due martiri Primo e Feliciano doveva trovarsi all'altezza del chilometro 20,600 della via Nomentana, sul lato Ovest, nella zona del fondo dei Trentani oggi occupata da un deposito della nettezza urbana del comune di Mentana, mentre tutti gli studiosi a partire dal 700 hanno identificato questa chiesa con quella di S. Maria in Via del Romitorio che si trovava, invece, sul lato opposto della strada, dopo il 21esimo chilometro, ai piedi del Monte d'Oro.

Nella parte conservata è ancora a stento visibile un affresco di Madonna col Bambino volta a destra su sfondo azzurro. La figura del Bambino è in parte mancante della parte inferiore a causa della rottura del lastrone.

Il pessimo stato di conservazione della pittura, che ha subito danni ormai irreversibili a causa dell'umidità dell'ambiente, non permettono di datarla, ma la sua presenza è una conferma della riutilizzazione della tomba in età cristiana come luogo di culto e venerazione.

Nel giardino della villa sono ancora conservati una parte dei numerosi reperti rinvenuti nei pressi della tomba e nell'area circostante.

Per quanto riguarda l'edificio moderno, noto come villa Dominedò, si tratta di una costruzione per civile abitazione derivante dalla trasformazione, realizzata nell'immediato dopoguerra, anteriormente al 1950, di un semplice fabbricato rurale con tetto a doppio spiovente da identificare, come sopra esposto, con i resti della chiesetta di Santa Maria in Via. L'edificio attuale è contiguo alla tomba ipogea di cui si è trattato che non risulta essere stata danneggiata dalla costruzione stessa.

 






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