1813, Pio VII obbligato a firmare un nuovo Concordato
 
1813
Pio VII obbligato da Napoleone a firmare un nuovo Concordato
Il Cardinale termina di scrivere le sue memorie, ma lascia una traccia dei suoi “spostamenti” in un pro-memoria da lui chiamato “le Date della mia vita”.
Tornato a Parigi in incognito dall’infausta Campagna di Russia il 18 dicembre 1812, Napoleone si recherà personalmente a Fontainebleau dove, il 25 gennaio 1813, infuriato, obbligherà il Papa a firmare un documento disastroso per la Santa Sede: un nuovo Concordato.
Cinque anni di dura prigionia ed ora anche la consapevolezza di non aver compiuto con la sua firma un atto “da Papa”, prostrano talmente duramente Pio VII da farlo invecchiare precocemente.
Ma, fortunatamente per Pio VII, proprio Napoleone compiràil suo secondo errore, dopo quello della Campagna di Russia, permettendo al Cardinale e ad altri suoi colleghi di lasciare i loro arresti domiciliari e di raggiungere il Papa a Fontainebleau.
L’Imperatore ormai con quel documento sentiva di avere la Chiesa di Roma nelle sue mani, ma i proverbi che ci stanno a fare? Napoleone “non aveva fatto i conti con l’oste!” e, sempre purtroppo per lui, l’oste, in questo caso, era sempre la stessa persona: il nostro Cardinale.
Nel febbraio del 1813, il Cardinale, quindi, riceve il pernesso da Napoleone di visitare il Papa a Fontainebleau insieme ad un altro inaspettato premio: gli restituisce l’insegna cardinalizia.
Ai dì 13 febbraio 1813 finì la rilegazione in Rheims e fui chiamato con lettera del Ministero dei Culti insieme con tutti gli altri così detti Cardinali neri a Fontainebleau per ordine dell’Imperadore Napoleone presso il Papa, che vi dimorava con alcuni dei così detti Cardinali rossi, e ci furono restituite le Insegne Cardinalizie. Giunsi a Fontainebleau alcuni giorni più tardi, essendo stato 17 giorni in Epernaj a tener compagnia al mio compagno di viaggio Card. Brancadoro, che ribaltando si fece una grossa ferita in testa.
Da Fontainebleau il Cardinale si assenterà soltanto per andare Parigi per “ringraziare l’Imperatore”.
Ai 4 o 5 di marzo giunsi in Fontainebleau, dove fui alloggiato presso il Papa, né mi mossi mai se non per 5 o 6 giorni per doversi presentare all’Imperatore in Parigi per ringraziarlo.”
Va inserita qui una curiosa, divertente e molto “umana” notizia. L’Artaud riferisce che a Pio VII si rimproverava un uso eccessivo di tabacco, con il quale sporcava spesso la sua bianca veste. Ma, a fronte di tutte quelle tabacchiere che il Cardinale riceveva in regalo dai Potenti della Terra, faceva forse anch’egli uso di tabacco?
Lo stesso Napoleone, come afferma l’Artaud, “usava immoderatamente di questa polvere che, dicesi, serve a risvegliare gli spiriti e a rassodare il coraggio”.
Così, oltre alla cioccolata, abbiamo scoperto, che i Potenti, e persino il Papa, avevano un altro piacere, o vizio, “molto umano”: il tabacco.
Ma torniamo ai Cardinali, che, riunitisi per deliberare il caso del secondo Concordato, decisero che si poteva rimediare all’errore di Pio VII con un secondo documento di semplice ritrattazione.
Per dimostrare ciò, si fece riferimento al precedente caso accaduto 700 anni prima tra il Papa Pasquale II e l’Imperatore Enrico V.
Pio VII firmò questo secondo atto di ritrattazione, con lettera inviata all’Imperatore il 24 marzo dello stesso anno, nel quale dichiarò “nullo e senza valore” il Trattato firmato il giorno 25 gennaio antecedente.
Ciò causò all’Imperatore un danno, come immagine, perché egli aveva già pubblicato il Trattato nel suo giornale ufficiale, il Moniteur.
Tra gli incartamenti del Cardinale, tutt’ora archiviati in Propaganda Fide, ho ritrovato proprio il Trattato in questione. Il Cardinale se ne era procurato una copia, che aveva sempre conservata nel suo archivio personale e riporto in (A23).
 
Possiamo immaginare la reazione di Napoleone alla lettera di ritrattazione del Papa, e, questa volta il Cardinale e qualcun altro non si sarebbero sicuramente salvati dalla fucilazione, se Napoleone non avesse avuto in quel momento altro a cui pensare.
Comunque, Napoleone non perde tempo e, all’atto di ritrattazione del Papa, inviatogli con lettera firmata in data 24 marzo, egli risponde prontamente con un decreto del giorno dopo, in data 25 marzo, anch’esso ritrovato fortunatamente nelle carte personali del Cardinale (A24).
 
Contemporaneamente al decreto, Napoleone punisce il Cardinale allontanandolo dal Papa e rimettendolo agli arresti domiciliari, ma questa volta non più a Reims, bensì a Béziers, rimandando a posteriori la vendetta nei suoi confronti.
Fortunatamente per il Cardinale, Napoleone continua ad avere altri problemi. Deve partire subito per un’altra campagna militare, ma, prima di partire, nomina “Reggente” sua moglie Maria Luisa.
Questo avviene con un decreto del 30 marzo (A25), anch’esso tenuto in ricordo dal Cardinale tra i suoi incartamenti.





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