1812, la Campagna di Russia
 
1812
la Campagna di Russia
Il 21 maggio 1812, Napoleone, da Dresda dove si trovava per iniziare la Campagna di Russia, ordina al Principe Camillo Borghese, marito della sorella Paolina, di trasferire il Papa da Savona a Fontainebleau.
Ritroviamo un riferimento al Papa in una lettera di Napoleone scritta alla moglie dalla Lituania:
“Vilna, 8 luglio. Il Papa è a Fontainebleau. Fa chiedere sue notizie, come sta e se si trova bene; puoi scrivergli una letterina, senza metterci affettazione.”
Il Cardinale si trovava nel frattempo ancora prigioniero a Reims.
L’8 agosto Napoleone si corregge:
Amica mia, la tua lettera al Papa va bene, ma dovevi finirla in questi termini: “Vostra carissima figlia”, è l’etichetta. Ordino a Mèneval di mandarti un modello.”
Napoleone continua la sua avanzata in territorio russo, ma, come sappiamo, della sua Armata composta da ben 600.000 uomini, ben 370.000 moriranno e 200.000 verranno fatti prigionieri. Fu l’inizio della fine per lui, ma non per il Cardinale ed il Papa che finalmente incominciarono ad intravedere la fine della loro prigionia. Prigionia che durò ancora circa un anno.
Cos’era nel frattempo accaduto? Ce lo dice lo stesso Napoleone in un’altra lettera inviata l’8 settembre 1812 alla moglie Maria Luisa:
Mia buona amica, ti scrivo sul campo di battaglia di Borodino. Ieri ho battuto i Russi, c’era tutto il loro esercito, forte di 120.000 uomini. La battaglia è stata sanguinosa: alle 2 del pomeriggio la vittoria era nostra, ho fatto parecchie migliaia di prigionieri e catturato 60 pezzi di artiglieria. La loro perdita può essere valutata a 30.000 uomini. Anch’io ho avuto molti morti e molti feriti. Colincourt è stato ucciso. Per quel che riguarda la mia persona, non sono stato esposto per nulla. La mia salute è buona, il tempo è un po’ fresco. Addio mio bene. Tutto tuo.”
Questa è una delle 318 lettere che Napoleone aveva scritto alla moglie Maria Luisa durante le sue campagne tra il 1812 ed il 1814. Si pensava che esse fossero andate distrutte. Fortunatamente per noi, invece, Maria Luisa le aveva conservate e nascoste. Esse furono ritrovate nel 1934, vendute all’asta e comprate dal Governo francese. Penso che, nonostante le centinaia di libri scritti su Napoleone, basterebbe soltanto leggere questa raccolta di lettere per conoscere meglio Napoleone e, quindi, la Storia.
Il 9 settembre scrive “sono molto raffreddato”. Il 10 settembre comunica che “qui fa molto freddo”. Il 16 settembre comunica di esser giunto a Mosca due giorni prima: “La città è grande come Parigi, ha 1600 campanili e più di mille bei palazzi, la città è fornita di tutto. La nobiltà è partita, il popolo è rimasto.”
Nella nota a margine si legge: “rimaneva soltanto il popolino che si nascondeva nelle case sbarrate”. Ma, nello stesso giorno avviene l’incredibile: “un oceano di fiamme e Mosca, una tra le più belle e più ricche città del mondo, non esiste più!”.
Il 18 settembre Napoleone ce ne da un preciso resoconto: “Amica mia, Ti ho già scritto da Mosca, non avevo idea di questa città, essa aveva 500 palazzi belli come l’Eliseo Napoleone e molti ammobiliati alla francese con un lusso incredibile, parecchi palazzi imperiali, caserme, ospedali magnifici. Tutto è scomparso, da due giorni il fuoco lo consuma. Siccome tutte le casette della borghesia sono di legno, si accendono come fiammiferi. E’ il Governatore e i Russi che arrabbiati di essere stati vinti hanno dato fuoco a questa bella città. 200.000 buoni abitanti sono alla disperazione sul lastrico ed in miseria. Ce n’è sempre abbastanza però per l’esercito, e l’esercito ha trovato ricchezze d’ogni genere, perché in questo disordine tutto è saccheggio. Questa perdita è immensa per la Russia, il loro commercio ne riceverà una grande scossa. Questi miserabili hanno spinto la precauzione sino a sottrarre o a distruggere le pompe. Il mio raffreddore è finito, la mia salute è buona. Addio amica mia. Tutto tuo.”
Non capisco il perché nei libri e nello sceneggiato trasmesso dalla televisione, si affermi che Mosca era “deserta”. E’ vero che era deserta, ma questo è normale: tutti si nascondevano. Chi aveva invece abbandonato la città? Solo chi se lo poteva permettere!
Il 20 settembre, domato l’incendio, Napoloene dal Cremlino comunica alla moglie:
Il tempo è bello, abbiamo fucilato tanti incendiari, che hanno smesso” e “Rimane un quarto della città, i tre quarti sono bruciati”.
Il tempo migliora e Napoleone non si rende conto del richio che corre. Infatti l’8 ottobre scrive: “Qui continua a fare un tempo magnifico come a Parigi, un bel sole e niente freddo”. Ma il 14 improvvisamente: “qui abbiamo le prime nevi”. Napoleone aveva inviato un messaggio all’Imperatore Alessandro, il quale, naturalmente, aspettando il suo migliore alleato, l’Inverno russo, cerca di guadagnare tempo, non rispondendo.
Su Mosca scrive ancora: “Avrai visto la follia di questa gente che ha incendiato il proprio paese e l’hanno rovinato per secoli, perché Mosca era una città tanto più bella e tanto più stupefacente, in quanto che era quasi sola in un’immensa regione.”
Il 19 ottobre Napoleone scrive alla moglie l’ultima lettera da Mosca. Dal giorno prima l’Esercito si era messo in marcia per il ritorno. Il 23 ottobre la retroguardia fa saltare il Cremlino (e meno male che Napoleone si era dimostrato dispiaciuto di quello che avevano fatto i Russi!), ma i Russi attaccano ed in particolare il corpo italiano, comandato dal Vicerè d’Italia, quell’Eugenio figlio di primo letto di Giuseppina, prima moglie di Napoleone, subisce fortissime perdite, mentre i Generali Pino e Levi vengono soltanto feriti.
In questo stesso giorno, il 23 ottobre, a Parigi si sparge la notizia che Napoleone è morto! L’Imperatore lo viene a sapere dalla moglie, mentre si trovava in marcia.
Il Giardini ci racconta l’episodio in questo modo:
I resti della Grande Armata si trascinavano tremando sotto gli abiti bagnati. Molti uomini, all’estremo delle forze, cadevano ed erano subito ricoperti dalla neve.
In quell’esercito “moribondo in mezzo a una natura morta” – l’espressione è del Generale De Ségur – un uomo camminava a piedi, con un bastone in mano; indossava una pelliccia e aveva in testa un berretto di pelo. Era l’Imperatore. Dava il braccio al Re di Napoli, quando il Conte Daru gli recò una lettera dell’Imperatrice. Che cosa diceva? Maria Luisa era tranquillissima a Saint-Cloud, quando un distaccamento della Guardia era entrato precipitosamente nel cortile del castello. In vestaglia, con i capelli sciolti, essa era corsa alla finestra, estremamente turbata. A quel che si diceva l’Imperatore era morto e l’Impero finito. Tutti avevano perduto la testa. Ma un vecchio aiutante, Laborde, non s’era fidato. Egli aveva riconosciuto un ex-prigioniero, e, ben presto il Generale Malet, colpevole di complotto a danno dello Stato, fu arrestato e fucilato insieme con 13 suoi complici.”
Il Fouchè nelle sue memorie fa un dettagliato resoconto del complotto Malet, con tanto di nomi di complici, tra i quali scopro che vi era anche il Talleyrand!
Il 7 novembre, Napoleone riesce finalmente a rispondere:
Amica mia, la mia salute è buona. Domani sarò a Smolensk, vale a dire più vicino a Parigi di 100 leghe.”
Il 27 novembre l’esercito passa finalmente la Beresina, ma leggo in una nota del Giardini: “Anche il passaggio della Beresina è gloria italiana: nel gittamento dei ponti, eseguito con materiale di fortuna perché gli equipaggi da ponte erano stati perduti, i pontieri, costretti a lavorare immersi nell’acqua diaccia, morirono in gran numero: ed erano in massima parte Italiani.”
Ma la cosa che fa veramente impressione è il seguito:
Il 27 novembre, quando l’Imperatore passò il fiume, i cadaveri assiderati dei pontieri stavano ancora aggrappati ai cavalletti dei ponti. Napoleone volle far decorare con la “Legione d’Onore” quelle eroiche vittime del dovere; l’ufficiale incaricato di appuntare la decorazione sul petto d’una di esse, dovette prima spaccare il ghiaccio con una picozza.”
La Beresinaè passata, ma a caro prezzo: la divisione Partouneaux è stata sacrificata per coprire la ritirata ed i ponti sono stati distrutti prima che avesse avuto termine il passaggio di tutti gli uomini.
Ma, Napoleone, con una lettera del 1° dicembre inviata da Illia, afferma:
Amica mia, spero di ricevere domani notizie di te, che mi par mill’anni. Spero che tu non sia stata lungamente senza aver mie notizie. Il tempo è molto freddo, la mia salute è buona.”
Ed il 5 dicembre scrive per l’ultima volta:
Amica mia, … le mie faccende attualmente non vanno male” e, dopo aver lasciato Murat Comandante supremo dell’esercito, nella stessa notte si avvia in incognito alla volta di Parigi.





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