1806, il Cardinale Fesch
 
1806
Il Cardinale FESCH
Che fosse opera del nostro Cardinale, lo pensava soprattutto il Cardinale Fesch (A22), lo zio di Napoleone, il quale provvedeva a gettare continuamente benzina sul fuoco.
Il Cardinale ce ne fa un racconto molto particolareggiato.
Era Ministro di Francia in Roma, come si è detto, il Card. Fesch. Non vi fu attenzione, compatibile coi miei doveri, non vi fu riguardo il più delicato e in ogni genere di cose, che fin dal principio io non avessi avuto per lui. Egli lo conosceva e così mi dimostrò sulle prime il maggiore gradimento e stima ed anche amicizia. Ma varie cagioni alienarono in seguito da me il di lui animo. Io non sacrificavo sicuramente i miei doveri ai voleri del suo Padrone, con cui egli desiderava altronde di farsi merito. Quindi per non comparire egli stesso presso il medesimo o poco diligente, o poco abile, era necessaria una vittima, su cui rifondere la inflessibilità del Papa ai di lui desiderii. Inoltre egli aveva un carattere sommamente sospettoso e imaginava quasi sempre ciò che non esisteva nemmeno per sogno.”
Secondo il Cretineau-Joly, “il Fesch era un misto di bontà e di cattiveria. Egli credeva di poter sistemare le questioni della Chiesa come un affare di carnami o di altre vettovaglie. Voleva rivaleggiare col talento, l’influenza e la popolarità di Consalvi, già diffusa in tutta Europa. Quest’ambizione degenerò in seguito in odio e fu una delle cause decisive dell’infilicità di Pio VII e dell’invasione francese.” Parole del Cretineau-Joly, un Francese!
Ecco un’altra prova di quanto il Cardinale fosse bravo nel condensare in poche righe i molteplici pensieri. Praticamente, parlando del Fesch, l’ha semplicemente ridimensionato ed anche ridicolizzato.
Finalmente, per non dilungarmi troppo in questa materia, era egli (il Fesch) disgraziatamente divenuto intrinseco amico in una famiglia, in cui il marito per interesse e la moglie per vanità erano miei grandissimi nemici.”
Se teniamo presente che il Cardinale ha scritto queste memorie affinché divenissero documenti storici, ogni parola ha un peso notevole per i protagonisti.
Il Fesch ne esce a pezzi, ma anche una famiglia romana in particolare. Il Cardinale continua addirittura accusando il Fesch di fare affari con questa facoltosa “famiglia romana”.
Chi sarà mai questa famiglia a cui il Cardinale aveva tolto, o forse non aveva voluto concedere degli appalti o quant’altro? Insomma, il Cardinale il sassolino dalla scarpa se l’è voluto proprio togliere, facendo sapere a perenne memoria in che modo questa famiglia si fosse arricchita. Naturalmente sappiamo tutto di questa “famiglia romana”, ma evitiamo di dirne il nome!
Io non avevo voluto mai sacrificare gli interessi dell'erario alla cupidigia del primo, nè il decoro alla vanità della seconda. Costoro, vedendo dopo molte prove che nulla avevano da guadagnare presso di me e sotto il mio Ministero, rivolsero tutte le loro arti e tutto il loro potere sopra il Ministro di Francia (che era quella Potenza, che dava già la legge al mondo) alla idea di farmi balzare dal posto, se fosse stato pur possibile di riescirvi. Non vi fu dunque nè menzogna, nè arte, nè seduzzione, che non impiegassero presso di lui per ottenere il loro intento.”
Ma torniamo al Fesch che continuava a tempestare il nipote Imperatore di lettere in cui dipingeva il Cardinale “come causa unica e sola della resistenza del Papa presso l'Imperadore.”
Al che l’Imperatore così rispose allo zio, in una lettera scritta di suo pugno e con l’invito a farla leggere al Cardinale:
«Dite al Card. Consalvi, in mio nome, che se egli ama il suo Paese, non ha che una delle due cose a fare, cioè, o fare tutto ciò ch'io voglio, o lasciare il Ministero.
Al Cardinale, a cui l’arte del martirio sembra proprio non mancasse (cosa che abbiamo già più volte notato, ad esempio quando fu arrestato al tempo di Pio VI, non avendo voluto mettersi in salvo), dicevo, al Cardinale non sembrò vero di poter dare un’altra risposta molto pepata.
Io non bilanciai certo un sol momento, quando il Card. Fesch mi fece leggere quella lettera, in dirgli che rispondesse pure in mio nome, che io mai avrei fatto la prima di quelle due cose e che ero prontissimo, per non servir di motivo o di pretesto al male del mio Paese, a far la seconda, quando il Papa me lo avesse permesso.”
In tutto il tempo che il Card. Fesch continuò a stare in Roma, si moltiplicarono tanto le più decise dichiarazioni dell'Imperadore contro di me e le espresse significazioni di non più volermi nel Ministero e le minaccie degli estremi mali a danno dello Stato per effetto della mia rimanenza del posto, che ci volle tutta la fermezza di quel carattere, che tutta 1'Europa ha poi con gran sorpresa riconosciuto nel Papa, in cui non lo credeva, per farlo resistere non meno alli sforzi della Francia ad allontanarmi dal suo fianco, che alle mie preghiere medesime, appoggiate al non voler io esser cagione, o servire di pretesto, a tutti i mali che si farebbero soffrire a lui stesso e allo Stato.
Ma il Papa fu sempre inflessibile, diceva egli per il danno del Suo servizio ed io dico più veramente per solo effetto della sua bontà, che gli faceva vedere in me quei meriti, che non esistevano.”
Non dimentichiamo che il Fesch era pur sempre un Cardinale, per cui fa una certa impressione leggere nelle Memorie che il Consalvi era stato accusato dal Fesch di essere il “mandatario dell’assassinio” di un venditore ambulante a Piazza Navona per motivi politici, cioè con l’intenzione di addossarne la colpa ai Francesi ivi presenti.
I due arrivarono talmente ai ferri corti ed a detestarsi, che Napoleone fu costretto a richiamare in Francia lo zio.
Poco dopo, il tempo di arrivare a Parigi, ed il Fesch, anzi “il Cardinale Fesch”, si prende alla grande la sua rivincita contro il nostro Segretario di Stato.





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