1804, Giuseppina
 
1804
L’episodio che precedette l’Incoronazione
Evitiamo di parlare di questo episodio fin troppo conosciuto, e passiamo invece all’altro episodio meno conosciuto e che era avvenuto nelle ore precedenti l’incoronazione e che tanti guai arrecherà proprio al nostro Cardinale e ad altri suoi 12 colleghi cardinali.
A prima vista si trattò di una rivincita non indifferente da parte di Pio VII e della Chiesa romana.
Era avvenuto il fatto che Giuseppina, la consorte di Napoleone, sposata solo civilmente, prima di essere incoronata imperatrice, pretese che il loro matrimonio fosse messo in regola davanti alla Chiesa.
Mancavano poche ore alla cerimonia. Nella Chiesa di Notre Dame tutto era pronto per le 9 del mattino. Gli invitati erano arrivati da tutto il mondo.
Ebbene, Napoleone e Giuseppina arrivarono con ben 3 ore di ritardo alla cerimonia. Il Cardinale Fesch, lo zio di Napoleone, li aveva appena sposati con rito religioso romano.
Non sapremo mai con quali argomenti Giuseppina avrà convinto il consorte a questo passo, ma possiamo benissimo immaginarli. Inoltre Pio VII si era rifiutato di partecipare alla cerimonia dell’incoronazione, se non si fosse fatto il matrimonio religioso.
Così Giuseppina aveva vinto, il Papa anche, a Napoleone fu rovinata la cerimonia, ma chi ci rimetterà di più sarà proprio il nostro Cardinale, che invece se ne stava “tranquillo” in Roma. Se solo avesse saputo quali conseguenze personali gli avrebbe portato tale vittoria!
Di fatto Napoleone finse soltanto di accondiscendere. Non volle né formalità né testimoni e allo zio Card. Fesch ordinò di sbrigare la faccenda. Questi chiese e ottenne dal Papa la dispensa necessaria e, due ore dopo, procedeva al rito religioso presenti lui e i due augusti consorti solamente.
Il Fesch, zio di Napoleone, però era a conoscenza dei sentimenti del nipote contrari al matrimonio religioso, come poi ebbe a dichiarare quale membro della officialità metropolitana nella commissione che doveva decidere sulla nullità o meno del matrimonio, per chiederne, appunto, l’annullamento.
Colpisce il fatto che Napoleone, il giorno della sua incoronazione, avesse già messo in preventivo la possibilità del divorzio da Giuseppina, nel caso che non fosse nato un erede dell’Impero. Quindi, di fatto, era Napoleone che, con l’aiuto dello zio, aveva vinto e giocato sia la consorte che il Papa.
Per lui era importante non solo avere un erede, ma che fosse anche riconosciuto come legittimo erede attraverso un matrimonio valido. Se Giuseppina non avesse avuto figli, allora lui aveva bisogno di un “valido” annullamento per avere un secondo ”valido” matrimonio e con esso un erede legittimo.
Passeranno solo sei anni e Napoleone raccoglierà i frutti di questa sua preveggenza.
Nelle sue Memorie il Cardinale ci racconta con amarezza del comportamento di Napoleone nei confronti di Pio VII. Informazioni che riceveva continuamente con i rapporti inviategli dai Cardinali andati a Parigi al seguito del Papa.
Nobile di nascita e di sentimenti, bella questa espressione del Wichterich riferendosi al nostro Cardinale, egli non considerava nulla più insopportabile dell’ineducazione e delle mancanze contro i principi dell’etichetta.”





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