1802, il Cardinale rinunzia a benefizi economici
 
1802
Il Cardinale rinunzia a benefizi economici
(interessante notizia sul Re di Sardegna)
Il 18 febbraio 1802 viene celebrato nella Basilica Vaticana il funerale di Pio VI. La salma è arrivata da Valenza, dove il Papa era morto.
Da questo momento in poi il Cardinale ci mostra un altro lato del suo carattere: non approfitta economicamente della sua posizione.
Incomincia a rifiutare dei benefizi abbastanza consistenti pur avendone in quel periodo estremamente bisogno. Più tardi, quando si troverà prigioniero in Francia ed i suoi beni verranno confiscati, egli continuerà a comportarsi in egual modo rifiutando la pensione francese, costringendo così il caro fratello Andreaa firmare delle cambiali per ottenere dei prestiti con i quali sopravvivere.
Fortunatamente per il Cardinale e per Andrea suo fratello, un giorno riusciranno a rientrare in possesso dei beni ed a pagare i debiti contratti.
Dalle cambiali si nota, comunque, che il Cardinale poteva contare su molti amici disposti a concedergli tali prestiti.
Non molto tempo dopo (non avendo presente l'epoca precisa) feci la rinunzia della testamentaria fiducia del Card. Duca d'York. Mi mossi a ciò fare, dalla considerazione che alla di lui morte sarebbero probabilissimamente insorte grandi questioni e molti rispettabili concorrenti alla di lui eredità, nel qual caso la mia qualità di erede fiduciario e di Segretario di Stato potevano trovarsi in qualche collisione. La mia delicatezza mi suggerì questa risoluzione. Io rinunziai in tale occasione per la seconda volta anche il legato delle 6000 piastre.”
Incredibile, la correttezza del Cardinale nei confronti degli eventuali futuri eredi legittimi lo spingono a rinunciare a 6000 piastre!
Non soddisfatto da questa rinuncia, ne fa altre due rischiando anche un caso diplomatico.
Due altre cospicue rinunzie ebbi luogo a fare verso a un di presso lo stesso tempo. La prima fu un grosso benefizio di circa 5000 annue piastre conferitomi dal Re di Spagna. La mia qualità di Ministro del Papa non mi fece bilanciare un momento sul partito del rispettoso ma deciso rifiuto, a costo di qualunque difficoltà per eseguirlo, nè mi lasciai muovere dalli esempii dei due miei recenti predecessori Segretari di Stato; cioè dei Cardinali Pallavicini e Zelada, che avevano creduto non inconciliabili l'una e l'altra cosa.
L'altra rinunzia fu la Croce di Malta, conferitami dal Gran Maestro con una commenda di 2000 annue piastre ed una croce contornata di brillanti. Io rinunziai tutto, benchè ne attestassi al collatore la più grata riconoscenza.”
In tutto il Cardinale rinuncia a ben 13.000 piastre annue e ad una croce contornata di brillanti. E come se non bastasse, vorrebbe rinunciare anche a ciò che gli spetta di diritto.
Ma nemmen questo era il maggior colpo che mi era preparato.
Fu pure circa quel tempo che il Papa mi conferì la Prefettura della Segnatura (cioè il Tribunale Supremo Ecclesiastico!). Questa era vacata da qualche anno con il passaggio del Card. Antonelli alla carica di Penitenzier Maggiore.
Lo stile solito portava che ai Segretarii dì Stato si conferisse la prima carica a vita che vacasse, appunto perché il Segretario di Stato non essendo a vita, ma cambiandosi col Papa, non sembrava decente che chi, dopo il Papa, era stato nel primo posto, restasse poi senza nulla.
Ma io, come non avevo voluto il Camerlengato quando vacò per la rinunzia del Card. Braschi, così non avevo voluto la Prefettura della Segnatura, di cui avevo però sempre esercitato l'officio, essendo stile che il Segretario di Stato esercita tutte le cariche vacanti, Finché non si conferiscono. Io l'avevo esercitata, ma senza prenderne l'emolumento di 175 piastre mensuali.
Finalmente il Papa, dopo qualche anno, improvisamente in una delle quotidiane udienze mi conferì quella Prefettura a forza e non mi permise di ìnsistere sul rifiuto.”
Dunque vediamo, il Cardinale dice qui che aveva già esercitato tale carica ma non aveva preso le 175 piastre mensili (a proposito, qui già si può fare un paragone per capire il valore delle piastre. Se lo stipendio del Prefetto era di 175 piastre mensili, le 13.000 piastre finora rifiutate equivalevano a più di 1000 piastre mensili, ovvero a più di 5 stipendi mensili).
Credo proprio che il caro mio antenato doveva avere qualche “rotella fuori posto”! Ma, come si fa, contemporaneamente a non ammirarlo? Meno male che il Papa gli conferì la Prefettura a forza!
Ho un’altra interessante piccola notizia estrapolata dalle sue lettere allo zio Girolamo.
Il 5 giugno (1802) gli scrive:
Ieri sera il Re di Sardegna rinunziò il Trono al Duca d’Aosta, riservandosi il solo ritolo Regio, e 50.000 scudi annui. Era gran tempo che voleva farlo, ma la Regina lo aveva sempre impedito. Ora il dolore della di lei morte, la santità, le disgrazie lo hanno reso inflessibile ad ogni dissuazione. Tutto sta che poi non se ne abbia a pentire, del che ha l’esempio in casa. Egli pensa di fissarsi in Roma”.
Il Re era Carlo Emanuele IV e la Regina era Maria Anna Clotilde, la sorella di Luigi XVI! Non ebbero figli. Il Re morirà nel 1819, mentre la Regina era morta a Napoli il 7 marzo 1802, poco prima dell’abdicazione.
Bella la notizia che fu la Regina ad impedire al marito l’abdicazione, anche se lui “era gran tempo che voleva farlo”.
Interessante è che anche lo stesso Cardinale cercò, ma inutilmente, di dissuaderlo.





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