1802, Cacault
 
1802
CACAULT
Incontriamo di nuovo il Cacault, il quale ormai aveva stretto un bellissimo rapporto di amicizia, oltre a quello istituzionale, con il Cardinale.
E’ da ammirarlo quando in una lettera da lui indirizzata al Cardinale, egli si lascia andare ed ammette che «l'epoque où il a été si ridiculement abusé à Rome du mot république».
A livello invece istituzionale i loro rapporti erano obbligateriormente strettissimi, essendo il Cacault Ministro Plenipotenziario della Repubblica Francese.
A lui il nostro Segretario di Stato doveva ogni volta rivolgersi per gli atti amministrativi che intercorrevano tra lo Stato Pontificio e la Repubblica Italiana.
Sono riuscito a recuperare due lettere a lui indirizzate dal Cardinale. Lettere che si trovano a Milano presso l’Archivio di Stato.
Dalle Stanze del Quirinale
27 Novembre 1802
Cittadino Cacult Ministro Plenipotenziario
della Repubblica Francese
Cittadino Ministro
Voi avrete presente, Cittadino Ministro, che per una sicura scorta di regolamento de Giusdicenti Pontefici de Passi di Frontiera della Repubblica Italiana circa l’ammissione de Passaporti di que’ viaggiatori, che dalla medesima derivano, vi compiaceste di farmi avere alcuni esemplari di di quello, quale e non altro avrebbero essi dovuto attendere, e che io communicai specialmente a Mons. Delegato Apostolico di Urbino a scanzo di qualunque ulteriore equivoco per l’avvenire.
Vi rammenterete ancora, che dopo qualche tempo vi dovetti mettere a parte di una lettera scrittami dallo stesso Prelato in data dei 29 del decorso Ottobre, con cui mi rappresentava, che continuavano ancora li Passaporti della Repubblica ad aver quella forma quale avevan da prima, e non corrispondevano in conseguenza all’Esemplare trasmessogli in particolare perché muniti soltanto della sottoscrizione del Cittadino Villa Ministro dell’Interno, mancavano dell’altra del Cittadino Pancaldi Ministro delle Relazioni Estere; e voi favoriste con vostra gentile Nota de 4. del corrente Novembre confermarmi primieri sentimenti relativi all’indicato trasmessomi esemplare ripetendomi, ch’essendo questo il Sistema fissato, e publicato dalla Republica niun’altro suo Passaporto doveva ammettersi in regola che non avesse le forme stesse di detto esemplare, né alcuno in conseguenza avrebbe avuto luogo a lagnarsi, se un diverso Passaporto fosse stato rigettato.
Non lasciai di passare tuttociò a cognizione di detto Prelato; ma questi torna in oggi ad espormi l’imbarazzo gravissimo in cui si trova, mentre per una parte di Passaporti della Repubblica continuano ad essere mancanti della forma divisata, e dall’altra nel contestargli alli Viaggiatori Sudditit della medesima l’irregolarità, e conseguentemente l’inamissibilità di questi loro Passaporti, duole il sentire le loro querele, anche perché si tratta frequentemente di Persone di distinta condizione e di conosciuta probità, quali tutte sostengono, che ignorano affatto, come s’ignora ne loro Passi, e nominitivamente in Rimino, Cesena, Bologna, Modena, questo nuovo sistema, e questa nuova forma di Passaporti.
In vista pertanto di tali circostanze troverete ben raggionevole, Cittadino Ministro, che io ritorni seco Voi sullo stesso proposito.
La vostra Saviezza ben conoscerà la critica stuazione del Prelato in questa parte, poiché se ammette indistintamente gli enunciati Passaporti, deve temere di far onta al sistema, ed alla Legge della Repubblica, se indistintamente li ricusa, oltre l’arresto, che si fa al corso del Commercio, deve sentire tutto il peso del ben fondato disgusto de Viaggiatori.
Io son animato da un ugual vivo desiderio, e di conservare colla Repubblica Italiana tutta la buona Armonia, e di fare che il Forastiere non abbia motivo nel trasportarsi in questo Stato di tacciare li Ministri Pontifici di durezza, e di aggravio.
Alla vostra bontà dunque mi rivolgo, affinchè quando vi piaccia , vogliate interpellare sull’oggetto, di cui si tratta, il Ministro di Milano, o in altra maniera vi contentiate di darmi que’ corrispondenti schiarimenti, che la vostra perspicacia troverà più convenienti, onde io possa togliere il suddetto Prelato da quello stato d’incertezza nel quale presentemente si trova, e precludere la Strada a qualunque doglianza, e contestazione sia ministeriale, sia privata.
Gradite intanto che vi rinnovi le proteste della mia più distinta considerazione.
Ercole Card. Consalvi
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Dalle Stanze del Quirinale
28 Novembre 1802
Al Cittadino Cacult Ministro Plenipotenziario
della Repubblica Francese
Cittadino Ministro
Da Monsignor Governatore di Macerata si è ricevuta la notizi, che nella mattina dei 18. andante in una pubblica Strada di Filottrano fu rinvenuto ucciso a colpi di coltello un tal Luigi Fiorini giovane di anni dicciasette, di ottimi costumi, ricco, e solo della sua Famiglia, di condizione Nobile in quella Città.
Autori di detto omicidio si pretende lo Speziale Paolo Rotolini, di mandato forse di due zii dell’ucciso, Persone irreligiose, immorali, e cariche di debiti, a fine di succedere nell’Eredità, mentre un tale Omicidio, secondo la ricognizione fatta, si è rilevato essere seguito nella di lui Speziaria.
Il suddetto Prelato ha già fatto arrestare li nominati due zii, e spedire lettere circolari da quel Bargello, per avere nelle Forze il Rotolini, siccome però dicesi, che questi sia già fuggito per la volta di Romagna e Bologna, ove ha un fratello per nome Pietro impiegato in quel Governo Amministrativo; quindi è che io vi prego, Cittadino Ministro, di dare i passi opportuni presso il Governo della Repubblica Italiana, affinché nel caso, che l’Inquisito sia realmente rifugiato in quel Dominio, venga arrestato, e consegnato alle forze Ponteficie, accludendovi a tal’effetto nel Foglio annesso i di lui connotati.
Gradite in tal circostanza le conferme della mia più distinta considerazione.
Ercole Card. Consalvi





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