1799-1800, il Conclave di Venezia
 
1799-1800
CONCLAVE DI VENEZIA
ELEZIONE DI PIO VII
Nello stesso mese di dicembre in cui Napoleone viene eletto Primo Console, a Venezia si apre, dunque, il Conclave.
Il Cardinale stesso ci riassume in breve gli avvenimenti del pre-conclave:
Nel settembre del 1799 essendo giunta a Venezia la notizia della morte di Pio VI, (l’11 settembre, tramite il Duca di Parma.), accaduta ai 29 di agosto nel Forte di Valenza nel Delfinato, fui fatto dal Sacro Collegio Segretario del Conclave. I mesi di ottobre e novembre 1799 furono da me impiegati nei preparativi del Conclave, che mi furono intieramente addossati. Ai 30 di novembre 1799, prima Domenica dell’Avvento, si entrò in Conclave nel Monastero dei Benedettini dell’Isola di S. Giorgio. Il 1° dicembre 1799 si apre il Conclave.”
Ritroviamo un riferimento alla sua elezione a Segretario del Conclave in un’altra sua lettera allo zio Girolamo del 26 ottobre:
So che lei ha scritto al Cardinale, rallegrandosi della mia elezione in Segretario del Conclave, da me né ricercata né ambita.
Come abbiamo già visto, e come vedremo ancora, nelle sue “Memorie” ripete continuamente che i suoi scatti di carriera non erano né ricercati né ambiti. Difficile da credersi ed, infatti, non lo crediamo! Insomma era molto “in gamba” sia per come gestiva i suoi scatti di carriera, sia per le sue effettive capacità.
In una nota del Wichterich (a pag. 70) troviamo una informazione molto interessante:
Ciò che Bonaparte pensava in realtà dell’elezione di un nuovo Pontefice, risulta da una relazione (18.10.1808) del Nunzio a Vienna al Segretario di Stato Consalvi. Secondo tale scritto, Bonaparte si era opposto alla riunione di un nuovo Conclave ed aveva detto all’Ambasciatore austriaco che non occorreva un altro Papa. L’Ambasciatore aveva protestato calorosamente, facendo notare che il suo Sovrano esigeva assolutamente la nomina di un Capo supremo della Chiesa sulla terra. Solo allora Bonaparte aveva ceduto, ripromettendosi però che il nuovo eletto sarebbe stato l’ultimo Papa. Questa intromissione di Bonaparte non fu nota al tempo del Conclave.”
Tornando al Conclave, notiamo che il Cardinale a Napoleone a voluto fare ed ha fatto di proposito uno sgarbo. Egli, come Segretario del Conclave, invia le comunicazioni ai Cardinali assenti, all’Imperatore dei Romani, all’Imperatore di Russia ed … al Re di Francia, che in quel momento si trovava in esilio.
A Napoleone non invia alcuna comunicazione! Insomma i guai se li cerca anche da semplice Segretario e questo è solo l’inizio! Quello che avverrà qui a Venezia in soli 10 mesi, gli cambierà radicalmente la vita.
Ma vediamo come si è arrivati a questa elezione ed a quella di Pio VII.
La notizia di tal morte rivolse tutti i pensieri, com'era naturale, alla celebrazione del Conclave per la elezione del successore. Il Card. Decano già si trovava in Venezia con varii altri Cardinali: quelli ch'erano nello Stato Veneto vi si condussero subito e così pure quelli che dimoravano nei Stati più vicini.
Il cardinal Decano, ovvero il Card. Giovanni Francesco Albani, romano, già si trovava a Venezia con altri cardinali. Questo dimostra, come ho detto prima che i preparativi erano iniziati prima della morte di Pio VI.
A questo punto bisognava eleggere il Segretario del Conclave, posto che spettasse di diritto al Segretario del Concistoro, ovvero a Mons. Pietro Negroni, il quale però era rimasto a Roma.
Non si può fare a meno di notare la coincidenza della parentela del Negroni con il Consalvi. Lo zio di Mons. Pietro Negroni era il Cardinale Andrea Negroni, nominato tutore dei fratelli Consalvi dal loro nonno Giovanni Gregorio Consalvi “olim Brunacci” e dalla loro nonna Angela Perti, la quale, a sua volta, gli era anche cugina.
Insomma, sicuramente non era un caso che Ercole Consalvi avesse scelto Venezia come residenza nel suo esilio, come non era dovuto al caso che il parente Pietro Negroni rimanesse a Roma. Tutto fa pensare che vi fosse un piano prestabilito dai Cardinali di York e dal Cardinale Filippo Carandini in sintonia, naturalmente con Mons. Consalvi, il quale ufficialmente continua ad affermare, però, che l’elezione a Segretario del Conclave non era da lui né ricercata né ambita.
Il Cardinale stesso ce ne vuole dare un’altra prova quando dichiara che lui aveva rifiutato di candidarsi a Segretario del Conclave. Eppure fu votato ugualmente, provando con ciò che vi era stato già un accordo tra i cardinali su proposta, non ci vuole molto ad immaginarlo, del Cardinale di York, anche se sembra che non tutti i cardinali fossero d’accordo sul Consalvi.
Tutti i prelati di qualche maggiore considerazione, che erano in Venezia, concorsero ad ottenere quel tanto importante posto. Uno ve n'ebbe sopra ogni altro, che fu protetto e portato a tale officio con il massimo impegno da uno dei più autorevoli Cardinali, il quale avendo molta bontà per me ebbe la gentilezza di prima ricercarmi se io aveva la intenzione di concorrere, nel qual caso dichiarava che non avrebbe punto pensato al suo protetto.”
Interessante è comunque il constatare che tale Cardinale, molto probabilmente l’Albani, era disponibile a votare anch’egli il Consalvi se solo avesse deciso di concorrere. Del resto se ci si pensa bene, Ercole Consalvi non era un monsignore qualsiasi. Egli in quel momento ricopriva in sé comunque ben due cariche, quella di Giudice e quella altrettanto e, forse, anche più importante come “potere reale”, di Assessore militare. Ed aveva solo 43 anni! In più egli era stato l’ultimo ad aver visto il Papa su territorio “italiano”, durante la sua prigionia a Firenze.
La mia costante avversione a tutto ciò che portava seco una responsabilità e il non avere alcuna ambizione, la quale avrebbe potuto essere lusingata dai meriti che quello impiego dava luogo a farsi o dalle aderenze che poteva procurare sia presso il nuovo Papa sia presso quei Cardinali che potessero più avvicinarlo, non dubitai neppure un momento sulla condotta da tenere, cioè sul non concorrere affatto per ottenere quel posto.
Si unirono i Cardinali in Congregazione Generale, officiati prima da tutti i convenuti e specialmente da quello, che procurava la sua scelta non meno con li suoi proprii officii che con quelli del Cardinale che tanto lo favoriva. Il fatto fu che alla riserva di 3 o 4 voti a lui dati, io fui scelto alla unanimità da tutti i rimanenti.
Mortificatissimo da tanto inatteso avvenimento, per il timore che la mancanza di preventivi officii mi si potesse imputare a tutt'altro che alle vere cause che mi avevano fatto astenere dal concorso, feci le mie giustificazioni insieme coi ringrazìamenti ai Cardinali e, con somma interna dispiacenza, incominciai l'esercizio delle funzioni dell'impiego conferitomi.”
Insomma, fu votato pur non avendo concorso e si mise al lavoro con somma interna dispiacenza. E’ interessante notare con quale maestrìa il Consalvi abbia diretto l’elezione di Papa Chiaramonti e come sia stato eletto Segretario di Stato.
Il Wichterich così spiega la sua nomina a Segretario del Conclave:
Non vi è spiegazione plausibile per questa scelta. Doveva aver avuto dei sostenitori ben forti! La sua carica di Uditore d’un sì alto tribunale può aver avuto il valore di una raccomandazione effettiva, ma non è una spiegazione sufficiente. E’ più facile supporre che la personalità di quest’uomo, allora quarantaduenne, ispirasse una fiducia straordinaria.
Le brevi note dei contemporanei giunte fino a noi, mettono sempre in rilievo due sue caratteristiche: l’aspetto imponente, la nobile e bella figura distinta per eleganza dei gesti e la disinvoltura del contegno da un lato, e dall’altro il linguaggio armonioso, sia per la frase scelta che per il timbro di voce. Parlava con spirito ed eleganza, senz’arroganza eppure con forza e persuasione, attraendo subito gli ascoltatori.”
Due frasi del Wichterich (“sullo svolgimento del Conclave, Consalvi tenne un diario circostanziato” e “Il Segretario in carica, che come si è detto, teneva un diario ufficiale, è per i posteri l’unico cronista sicuro dei fatti svoltosi”) mi fanno pensare che io questo diario l’abbia trovato.
Si tratta, infatti, di uno scritto trovato nell’Archivio di Propaganda Fide, la cui calligrafia era talmente minuta, da leggersi con molta difficoltà.
Le 18 pagine del diario iniziano così:
Dal giorno della mia elezione a Pro-Segretario del Conclave 11.10.1799, fino al giorno 3.3.1800 in cui fu eletto Pio VII”.
Oltre al diario vi sono anche quelle “comunicazioni” che egli inviò ai Cardinali assenti, all’Imperatore dei Romani, all’Imperatore di Russia ed al Re di Francia, ma non al Primo Console Bonaparte. Tutte in latino e sempre con quella scrittura minutissima.
Le lettere sono firmate da “Ercole Consalvi, Uditore di Rota e pro-Segretario del Conclave”.





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