1799, muore Pio VI
 
1799
PIO VI MUORE IN FRANCIA IL 29 AGOSTO
Il 1799 inizia in Italia con altre conquiste francesi: il Piemonte cade a febbraio, il mese dopo viene conquistata anche la Toscana.
La situazione si fa molto critica per tutti i Cardinali ed in particolare per il nostro ed i suoi amici e parenti. Mons. Consalvi incomincia ad inviare lettere cifrate ed a firmarsi con nomi di fantasia.
Purtroppo non può fare a meno di scrivere allo zio Girolamo, rischiando con questo continuamente di tradirsi. Le Polizie francesi, napoletane ed austriache li seguono passo passo.
Il 2 marzo 1799 scrivendo allo zio, quasi lo rimprovera:
Si contenti, che dopo un lungo silenzio, venga nuovamente a ricercarle le sue nuove.
Io le do le ottime nuove della salute dell’amico di Vicenza: egli se ne sta colà benissimo, e solamente se ne verrebbe a Venezia, dove è sempre pronto per lui l’alloggio da me trovatogli, in caso che lo esigessero le circostanze.
Suo servitore
Giovanni Marangoni
Giovanni Marangoni è una delle sue firme di fantasia, ed il 23 marzo successivo conferma in un'altra lettera che l’amico di Vicenza in caso di torbidi verrà qua, almeno sulle prime mosse.
I Cardinali nel frattempo incominciano a muoversi verso Venezia. In primavera troviamo il Cardinale di York a Trieste, dove incontra proprio il nostro iperattivo ex-Assessore Militare.
Poi, improvvisamente qualcosa è cambiato. L’8 di giugno (giorno in cui compie 42 anni), quindi dopo soli tre mesi, scrive allo zio: “credo adesso di poter scrivere con sicurezza”, e si firma di nuovo con il suo nome, aggiungendo che “il Cardinale sta benissimo in Vicenza”. Non lo chiama più “l’amico di Vicenza”.
Cos’era accaduto? Molto probabilmente ormai la maggioranza dei Cardinale era riuscita ad arrivare negli Stati Veneti. Il Conclave non era più in pericolo.
Da una sua lettera del 13 luglio veniamo a sapere che altre sue lettere non sono mai pervenute allo zio. Molto probabilmente erano state intercettate, ma, in un’altra del 20 luglio, veniamo a sapere che i Carandini di Modena avevano avuto dei problemi. Qualcuno era stato preso in “ostaggio”. Il 31 dicembre lo zio gli risponde che il primogenito era stato liberato.
A settembre, intanto, era arrivata la tanto prevista notizia: il 29 agosto Pio VI aveva messo fine alle sue tribolazioni di prigioniero:
Alla fine di settembre, giunse la nuova della morte del Papa accaduta ai 29 agosto in Valenza di Francia, dove con sommo strapazzo della sua decrepitezza e malgrado i gravissimi incomodi (essendo divenuto quasi tutt'una piaga, oltre il perduto uso delle gambe) era stato condotto.”
In Francia, nel frattempo, inizia il potere personale di Napoleone con il colpo di Stato militare del 9 novembre. Il mese successivo, a dicembre, Napoleone diviene Primo Console.
Da alcune lettere inviate al suo intimo amico Mons. Albani, nipote del Cardinale decano, il Consalvi fa alcune azzeccate previsioni su Napoleone.
Il 23 ottobre, venuto a sapere del suo ritorno dall’Egitto, afferma che “Al Direttorio preme più di averlo in Italia che in Egitto. Io sempre ho temuto questo ritorno. Non si può negare che quest'uomo nel suo complesso possa esserci fatale. Dio faccia che non sia così!
E, subito dopo, il 30 ottobre, insiste: “il peggio a mio credere è l'arrivo di Bonaparte con Berthier a Tolone, avendo lasciato al comando di Egitto il gen. Desaix. Egli è stato ricevuto con eccessi di gioja. Sicuramente egli è stato fatto venire per comandare in Italia, e vi confesso che, atteso il suo ascendente e le sue risorse, non mi piace niente. Speriamo che Iddio lo faccia meno felice che in passato”.
Il 2 novembre così vaticina: “presto lo vedrete generale in capo in Italia”.
Sto cercando, presso l’archivio di Stato francese, una scheda che la polizia privata avrà sicuramente fatto sul Consalvi. Ma, mi chiedo, non è che anche lui possedesse un archivio alla Fouché?
Come faceva nel 1799 ad essere così ben informato su un semplice generale come il Bonaparte, che non era ancora il Napoleone che noi tutti conosciamo, dando giudizi così perspicaci, dimostrando così una perfetta cognizione di causa?
Ho proprio l’impressione che, durante il periodo in cui era stato Assessore militare, egli abbia creato una efficace rete di agenti informatori, che continuavano ad informarlo.
Informatissimo ed anche amaramente ironico, quando, il 22 gennaio seguente, commentando i solenni funerali di Pio VI decretati da Napoleone, si lascia in po’ andare, sempre con il suo amico mons. Albani, con la seguente espressione:
Avrete saputo che Bonaparte ha decretato solenni esequie all'infelice Pio VI. Gli si vede che è stato in Egitto e che vi ha ben appreso il costume del cocodrillo!”
Preludio allo scontro diretto, che non tarderà a venire!





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