1550 - Statuti Nomentani di Camillo Orsini

1550
Statuti Nomentani di Camillo Orsini

 
Ma, una volta raggiunta una certa età, nasce spontaneo il desiderio di tornare a casa. Così fu anche per Camillo Orsini che, stanco del viaggiare e del continuo guerreggiare, decise di ritirarsi nei suoi possedimenti. Uno dei quali era appunto Mentana, o come la chiamavano allora: “Limentana”.
 
Soltanto che, lui, che era abituato a frequentare le Corti più importanti di quel tempo, oltre ad aver vissuto per tutta la sua vita sotto una disciplina ferrea, cioè quella militare, non poteva certo accettare quel vivere semplice e senza regole che vi trovò.
 
Dovette per forza mettere mano ad un riordino delle leggi locali, creando quella opera degli “Statuti nomentani” pervenutaci fortunatamente fino ad oggi. Opera che è stata resa comprensibile a noi, anni fa, da un nostro concittadino, Antonio Moscatelli.
 
Prima di iniziare a parlare di quest’opera, penso che sia importante menzionare che un pro-nipote di Camillo, il naturalista Federico Cesi (1585-1630), figlio di Olimpia di Giovanni, fondò nel 1603 l’Accademia dei Lincei, tuttora operante. Oltre a Giovanni, Camillo Orsini ebbe altri due figli, Paolo (1517-1581), nominato “Marchese di Mentana” nel 1579, e Latino.
 
Gli “Statuti nomentani”
Per parlare degli “Statuti Nomentani” useremo alcuni paragrafi della prefazione dell’opera di Antonio Moscatelli; cosa c’è di meglio delle parole dello studioso che tanto ha faticato per renderlo accessibile e, quindi, comprensibile a tutti?
 
Nel Medio Evo, sotto il regime feudale, il Signore riuniva in sé tutta l’autorità: era capo dello Stato, del Governo, legislatore e amministratore della giustizia. Allora ogni feudo era in realtà un piccolo Stato. Avere uno statuto per un paese era una conquista, perché in tal modo la maggior parte della vita sociale era garantita da precise norme scritte ed all’arbitrio del Signore erano lasciate solo pochissime cose ed anche queste entro limiti stabiliti.
 
I primi statuti che conosciamo e che precedono di alcuni secoli il nostro, cominciarono ad emanarsi con il riconoscimento delle autonomie dei comuni, verso il dodicesimo secolo.
 
Il nostro statuto, almeno nella stesura che abbiamo, non è dei più antichi. E’ difficile datarlo esattamente, sappiamo però che fu fatto ed emanato da Camillo Orsini che governò Mentana sino al 1559, anno della sua morte.
 
Forse, ormai cinquanttottenne, si ritirò definitivamente a Mentana e pensò di governare saggiamente ed equamente secondo i suoi statuti. Alcuni aspetti della sua personalità li ritroviamo nello statuto: come la sua avversione al gioco e la sua religiosità. Come opere sociali sappiamo che a Mentana fece costruire un ospedale dotandolo così bene che riuscì a vivere per oltre duecento anni, autonomamente. Nell’unico ritratto che conosciamo, Camillo Orsini da Limentana mostra un aspetto intelligente da pensatore, quasi ascetico ma pieno di energia.
 
Il manoscritto, che è firmato all’ultima pagina da “Camillo Ursini” e da un notaio del quale si riesce a decifrare solo il nome Syxtus, è conservato in una vecchia cassetta di legno ed è mancante delle prime pagine, possiamo però stabilirne il numero perché il manoscritto è numerato.
 
Dalla copia più antica, fatta nel 1619, dai Peretti nuovi signori di Mentana, si possono recuperare un paio di facciate, che evidentemente ancora esistevano a quei tempi, ma già perdute al tempo della copia Borghese del 1788. C’è ancora da dire, poiché il nostro statuto ha origine da quello, redatto in latino, di Rocca Antica, che il titolo mancante nel nostro non può che essere “De redimine” (Del governo). Tenuto conto di tutto ciò si può affermare che conosciamo per intero lo Statuto di Mentana.
 
Entrando nella sostanza, troviamo si, qualche cosa che ci fa tornare in mente Hammurabi, le Dodici Tavole e la legislazione barbarica medioevale, ma la base è logicamente figlia del diritto romano. Inoltre sono chiari gli influssi del cristianesimo e certamente la fede di Camillo.
 
Infatti oltre le prescrizioni specifiche d’andare a messa nei giorni festivi, oltre le pene severissime per i bestemmiatori, la cui azione si ritiene quasi inimmaginabile e la denuncia della quale deve essere fatta direttamente al Signore o al suo delegato personale, c’è l’uso continuo, come prova, del giuramento fatto toccando i vangeli.
 
Troviamo l’obbligo tra parenti di dirimere le liti interne con arbitrato e non con giudizio, “perché non resti rancore tra loro”, troviamo la diminuzione della pena quando si sia fatta la pace e troviamo infine persino l’obbligo di chiedere perdono in ginocchio.
 
Le pene sin dove era possibile erano pecuniari, segno che ai nostri antenati dava molto fastidio esser toccati nella borsa.
 
Ancora, la preoccupazione di non far perdere il lavoro a quelli che avevano una causa o un reclamo da presentare, faceva sì che tutte le udienze si svolgessero nel tardo pomeriggio e nella sera.
 
Troviamo anche dei concetti moderni come la cauzione per non andare in prigione prima del giudizio (a proposito, nel Castello, sotto una casa privata, vi sono ancora le “prigioni”); il rispetto della personalità dell’individuo: in caso di violenza carnale, quando si ha l’obbligo di sposare la ragazza violentata, se i parenti si rifiutano a ciò, ma la ragazza lo vuole, prevale la sua volontà; per rispetto alla riservatezza – in casi particolare – esiste il processo a porte chiuse quando si tratta di argomenti scabrosi e troppo personali; anche la violenza carnale fatta ad una meretrice è severamente punita. Sono previste aggravanti e attenuanti della pena; esiste l’avvocato d’ufficio.
 
Abbiamo detto all’inizio che lo statuto fu una conquista e diciamo ora che i nostri avi, anche se non molto istruiti, non erano né sciocchi né troppo remissivi.
 
Se un giorno verrà creato il “Museo per Mentana”, sicuramente il libro di Antonio Moscatelli diventerà parte inscindibile della presentazione al pubblico degli “Statuti Nomentani” di Camillo Orsini.
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Oggi, 5 maggio 2017, navigando nel sito del Comune di Mentana, noto con piacere che finalmente sono stati scannerizzati gli Statuti Nomentani di Camillo Orsini.
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